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martedì 22 marzo 2022

Pedaliamocela 9 aprile 2022, piazza Montegrappa primo pomeriggio

 Varese Pedaliamocela il 9 aprile 2022, ci incontriamo in Piazza Montegrappa nel primo pomeriggio. Come lo scorso settembre, FIAB Ciclocittà Varese organizza la pedalata, nell'ambito di ecorun Varese. 

ecorun va

"A Varese sabato 9  e domenica 10 aprile ci sarà una due giorni di sport e attività all’aria aperta, come descritto nel sito di  ECORUN

E’ la terza edizione di questa manifestazione, basata sul podismo e sulla mobilità in città senza automobili.

Fiab Varese Ciclocittà  invita a partecipare ad una pedalata nel pomeriggio di sabato 9 aprile di circa 20 km nelle strade della città, dedicata alla memoria di Rossana Chiodi, storica Presidente della nostra associazione che ci ha lasciato nel mese di novembre ma è sempre presente nei nostri cuori.

Stiamo organizzando anche un incontro pubblico per fare il punto sul Piano Urbano della Mobilità Sostenibile con la partecipazione del Sindaco di Varese.

Presto aggiorneremo questo Post con le notizie di dettaglio su percorso ed orario."





domenica 20 febbraio 2022

Ingresso alla città

Per arrivare a Varese dai comuni limitrofi ci sono alcune direttrici principali. Una di queste è Viale Europa, una via percorribile a 70 km/h, probabilmente in virtù delle due corsie, anche se le abitazioni adiacenti non lo concederebbero.

Ma voi lo fareste Viale Europa in bicicletta? Forse il navigatore ve lo consiglierebbe! Forse sarebbe permesso. 



 




In sei minuti percorri Viale Europa



sabato 20 novembre 2021

Varese CDF Climb

La prossima domenica 28 novembre, alle ore 10:00, dall Stadio Franco Ossola (e Velodromo Luigi GANNA)  di Varese, verrà inaugurata la nuova Varese CdF Climb (EOLO Campo dei Fiori Climb) che, con una segnaletica permanente, indica la storica scalata ciclistica di 10km che porta dalla città al terrazzo panoramico del Parco Campo dei Fiori.

Ci sarà il taglio del nastro con amici e personalità del mondo dello sport, per chi vorrà, sarà anche possibile unirsi al gruppo che pedalerà fino al Belvedere e provare in presa diretta il percorso.

A guidare il gruppo ci sarà il campione varesino Ivan Basso, oggi Sport Manager della EOLO-Kometa Cycling Team.

ANCHE SE DANNO NOIA AGLI AUTOMOBILISTI, A me piacerebbe vedere molte di queste strisce in giro per la città, una Montello, usato per allenarsi con salite e discese, magari color melanzana, oppure viale Aguggiari, usato per scendere dal campo dei fiori e con corsie ciclabili, magari color mandarino.



venerdì 22 febbraio 2019

Comunicare la sicurezza

Muoversi accanto ad un camion potrebbe essere molto pericoloso.
Una animazione è molto efficace per far memorizzare il concetto ai ciclisti a cui è destinata.
Si tratta di una serie completa di suggerimenti per comunicare la sicurezza in strada.
Considerando la diffusione delle bici elettriche, spesso acquistate ed usate da Ciclisti non esperti o allenati, un video specifico, "locale" e finalizzato a comunicare le "istruzioni d'uso" delle strade cittadine, potrebbe essere un utile strumento di divulgazione della sicurezza.

 

lunedì 16 aprile 2018

Gli artisti amano le biciclette


Gli artisti amano le biciclette.
Riccardo Guasco le bici le ama, certamente come soggetto delle sue innumerevoli illustrazioni che saranno in mostra, dal 3 maggio al 1 luglio, ad Alessandria Città delle Biciclette, Palazzo del Monferrato.
Le sue illustrazioni sono stare utilizzate in molti manifesti, proprio come venivano usate quelle dei suoi maestri ed ispiratori, Cubisti e Futuristi. Il segno è accompagnato e veicola arguti ed ironici messaggi che lo hanno reso una Star ed un esempio per molti altri artisti. Molte aziende hanno trovato in lui un fantastico interprete di un linguaggio ancora molto comunicativo ed efficace.

mercoledì 12 luglio 2017

Coppa Cobram del Garda 2017

Il 24 settembre 2017 ci sarà la prossima Coppa Cobram Garda 2017


Cos'è che fa di una iniziativa un successo? lo scenario spettacolare? la sfida estrema? la storia?
Accanto alle ormai note iniziative, come l'Eroica ed affini, gran fondo, giri, tour e vuelte, ci sono i tweed ride e questa giovane iniziativa. Per farne un successo ci vuole FILOSOFIA!

"La filosofia alla base di questa singolare manifestazione è molto semplice: rendere omaggio ad uno dei personaggi più amati del cinema italiano, Il Ragionier Fantozzi, magistralmente interpretato dall’ineguagliabile Paolo Villaggio e, nel contempo divertirsi come i matti.
La filosofia della Coppa Cobram del Garda? È una cagata pazzesca!
Non c'è nessuna filosofia ma solo una grande voglia di divertirsi... in bici."


sabato 28 gennaio 2017

Bici rubate e ritrovate - Milano

Sulla pagina Facebook trovate le immagini delle bici recuperate dalla Polizia Locale di Milano. Se conoscete qualcuno che potrebbe aver subito un furto, segnalatela.

"Pagina, curata dalla "Squadra Contrasto Bici Rubate" della Polizia locale di Milano, dove trovare informazioni utili per recuperare una bicicletta rubata in città o nell'area metropolitana. La Pagina pubblica le foto delle bici recuperate, anche di concerto con le altre Forze dell'Ordine della città, e fornisce informazioni e istruzioni utili per il loro recupero."

venerdì 1 aprile 2016

REFERENDUM del 17 aprile, Si e NO a confronto

Ho provato a leggere e riporto in questo post, gli articoli che parlano delle ragioni del SI e delle ragioni del NO, per il quesito referendario sulla durata delle concessioni petrolifere, sulle TRIVELLE.
I numeri si possono ricavare in modi diversi, tutti razionali e dimostrabili, tutti veri. Allo stesso tempo non completamente veri, tutti imprecisi, tutti FALSI.
I numeri possono essere scelti, usati come serve. Un uso comunque in buona fede, per il progresso e la razionalità, oppure per l'ambiente.
Potete leggere quanto volete, per farvi informare, persuadere, convince. Scegliere le fonti oppure accontentarvi del primo che capita. Ci sarà sempre un po' di verità, un po' di ragione. Se non volete perdere tempo ad informarvi su un tema di scarsa utilità, oppure nessuno vi convince
Cosa fare?
Ascoltate chi vi sta più simpatico.

Se vi piace Greenpeace, o la Boschi, Legambiente o la Total, probabilmente è inutile cercare di convincervi.


Il Fatto Quotidiano.

30 marzo 2016
Luciana Gaita

Referendum trivelle, la guida: lavoro, inquinamento e politiche energetiche. Fronte del Sì e del No a confronto

Il 17 aprile italiani alle urne per votare sulla durata delle concessioni alle società petrolifere. Enrico Gagliano (promotore della tornata e fondatore del coordinamento No Triv) e Umberto Minopoli (presidente dell’Associazione italiana nucleare) rispondono alle domande de ilfattoquotidiano.it sui temi centrali della consultazione
 
Occupazione, inquinamento, ambiente e politiche energetiche. Ecco i temi su cui ci si deve interrogare prima di votare ‘sì’ o ‘no’ al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile, che per essere valido deve raggiungere il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto. Oggi in Italia non si possono ottenere permessi di ricerca o prospezione né concessioni di coltivazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Eppure in quelle aree off limits alcune società continuano le loro attività. Lo consente il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 2006, sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge di Stabilità (del 28 dicembre scorso) che permette a chi ha già ottenuto una concessione di rinnovarla continuando l’attività ‘per la durata di vita utile del giacimento’. Se prima le concessioni di coltivazione avevano una durata di 30 anni (prorogabile per periodi di 10 e 5 anni) e i permessi di ricerca di 6 anni (anche questi prorogabili), la legge di Stabilità ha decretato che i titoli già rilasciati non abbiano più scadenza.

PERCHE’ LA LEGGE IN VIGORE E’ FAVOREVOLE ALLE SOCIETA’ PETROLIFERE
Un particolare non di poco conto. Perché dismettere un impianto comporta costi altissimi per le società concessionarie, che quindi puntano a estrarre il minimo indispensabile per il maggior arco di tempo possibile. Questo modus operandi, inoltre, ha anche un’altra spiegazione, tutta economica: le franchigie. Le società petrolifere, infatti, non pagano le royalties se producono meno di 20mila tonnellate di petrolio su terra e meno di 50mila in mare. Ma rivendono tutto a prezzo pieno. E se si superano le soglie, ecco che scatta un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata. Morale: il 7% delle royalties viene pagato solo dopo le prime 50mila tonnellate di greggio estratto e neppure per intero. “Sistema comodo per le società, che possono mantenere in vita impianti da cui producono quantità modeste di petrolio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Smantellare costa di più – aggiunge – meglio continuare a produrre anche poco, sotto la soglia della franchigia, senza pagare le royalties”. In Italia, inoltre, sono esentate dal pagamento le produzioni in regime di permesso di ricerca. Ecco perché per chi estrae è fondamentale quella “durata di vita utile del giacimento“.

NUOVE TRIVELLE? SI’, ECCO PERCHE’
Che non scongiura la possibilità di costruire nuovi impianti entro le 12 miglia, specie se previsto nel programma originario delle concessioni già rilasciate. Se il giacimento può essere ancora sfruttato, infatti, le aziende potranno rinnovare gli impianti e aumentare la produzione estrattiva, chiedendo di portare a termine il programma. E potrebbero anche avere bisogno di nuove piattaforme e nuovi pozzi. Quindi nuove trivelle. Sta accadendo in Sicilia, con il progetto della Vega B (è prevista la realizzazione dei primi 4 pozzi, a cui se ne aggiungeranno altri 8), che potrebbe sorgere all’interno della concessione per la Vega A.  Situazione simile a quella di Rospo Mare (di fronte all’Abruzzo) per la quale si parla di altri 4 pozzi.

COSA SI VA A VOTARE: IL QUESITO
Che cosa, quindi, i cittadini italiani potranno cambiare in concreto con il loro voto? Potranno decidere se abrogare (con il ‘sì’) questa parte di norma e far valere, anche per i titoli già rilasciati, il divieto di ‘operare’ entro le 12 miglia dalla costa, facendo cessare le attività in corso in mare. Non immediatamente, ma alla data di scadenza ‘naturale’ della concessione. Anche se ci fossero ancora petrolio o gas da estrarre. Se passa il ‘no’, invece, si va avanti fino all’esaurimento. In Italia sono state rilasciate 35 concessioni per estrazione di idrocarburi (coltivazione) in mare che interessano anche aree entro le 12 miglia dalla costa. Ventisei sono quelle produttive tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi. L’attuale norma salva anche i permessi di ricerca già rilasciati: sono dodici, compreso quello che riguarda Ombrina Mare. Partendo dai nodi attorno a cui si sviluppa il dibattito, ilfattoquotidiano. it ha chiesto le ragioni del ‘sì’ e quelle del ‘no’ rispettivamente a Enrico Gagliano, tra i fondatori del coordinamento nazionale NoTriv e primo promotore del referendum, e a Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione italiana nucleare.


Sulla questione occupazione si sono spaccati anche i sindacati. Per la Cgil della Basilicata lo sfruttamento della Val D’Agri non ha portato benefici, mentre la Cgil nazionale, con il segretario dei chimici Emilio Miceli, sostiene che votare ‘no’ tuteli migliaia di posti di lavoro. Solo nella provincia di Ravenna si parla di 7mila persone impiegate nel settore dell’offshore. L’Italia può permettersi di chiudere gli impianti?

Enrico Gagliano per il ‘sì’ – “La vittoria del ‘sì’ non determinerà alcuna cessazione immediata delle attività offshore, che proseguirebbero fino alla loro scadenza per terminare in un arco di tempo che oscilla da un minimo di 1 anno e 3 mesi a un massimo di 11 anni. Sulla questione disoccupazione si fa terrorismo mediatico: il referendum riguarda concessioni che erogano il 9% del petrolio e il 27% di tutto il gas estratti in Italia; i pozzi di gas hanno superato da anni il picco di produzione e hanno una vita residua media di 5/6 anni, un tempo sufficiente per riqualificare il settore”.

Umberto Minopoli per il ‘no’ – “L’opportunità offerta dalla scoperta degli idrocarburi in Italia ha consentito la nascita dell’Eni e, intorno a esso, di una miriade di aziende che, partendo dal business nazionale, hanno sviluppato tecnologie d’avanguardia e sono diventate leader nel mondo. Il referendum, imponendo la fermata della produzione di campi a gas già funzionanti in piena sicurezza e in modo redditizio, bloccherebbe il motore che ha finora consentito alle aziende di investire in Italia. Il fenomeno sta già verificandosi a Ravenna e in Adriatico. Il ragionamento dei sindacati lucani è totalmente miope.

Il caso Ravenna è emblematico. Secondo alcuni studiosi gli impianti non danneggiano il turismo, secondo altri in quell’area le estrazioni di acqua e gas dal sottosuolo accelerano il fenomeno della subsidenza costringendo a investimenti per tutelare spiagge e suolo.

EG per il ‘sì’ – “Dove sono finiti quelli che – Prodi in testa – indicavano nella Croazia il modello da seguire? Il nuovo governo croato ha deciso di bloccare i progetti di estrazione in Adriatico per difendere il turismo. Noi, invece, scegliamo le trivelle. L’accelerazione del fenomeno della subsidenza è un dato: secondo l’Arpa dell’Emilia Romagna, in prossimità del giacimento di gas Angela-Angelina le estrazioni hanno prodotto in oltre 20 anni, sui fondali compresi tra i 4 e i 6 metri, abbassamenti superiori a 2 metri. Da Nord a Sud: anche in Calabria, vicino Crotone, Leonardo Seeber, sismologo della Columbia University, ha registrato un nesso tra estrazioni di gas in mare e subsidenza. Su Capo Colonna è stato eretto un muro di silenzio perché in quell’area dello Ionio, molto vicino alla costa, si estrae quasi il 15 per cento di tutto il gas estratto in Italia”.

UM per il ‘no’ – “Il Turismo a Ravenna è un dato di fatto. I veri problemi ci sono stati al più in passato quando una raffineria e un polo petrolchimico (che importavano petrolio dall’estero) hanno obbligato a trovare un equilibrio complesso. Ma dal settore ricerca e produzione di idrocarburi si sono solo avuti benefici importanti, fino a giungere alla simbiosi fra piattaforme di produzione di gas naturale e la coltivazione di cozze con il ripopolamento della fauna ittica. Sulla subsidenza sono stati effettuati studi approfonditi a altamente scientifici, con la creazione di modelli elaborati da università e centri di ricerca. La subsidenza riguarda tutta la fascia appenninica con un costante spostamento verso Est, che porterà fra un milione di anni alla scomparsa del Mare Adriatico”.

Quali sono le conseguenze sull’ecosistema terra-mare, sull’inquinamento di acqua, sulla tutela della biodiversità e della pesca?

EG per il ‘sì’ – “Le società che estraggono escludono il rischio di incidenti in mare, ma questa possibilità non può essere esclusa. Prendiamo per esempio la concessione di olio ‘Rospo Mare’ di Eni e di Edison (nell’offshore abruzzo-molisano), ad un tiro di schioppo dalle Tremiti e a poche miglia dal parco marino di Punta Penne. Qui, tra il 2005 ed il 2013, si sono verificati due sversamenti: l’ultima volta sono finiti in mare mille litri di idrocarburo. Si è sfiorato un disastro ambientale in l’Adriatico. Rospo Mare è una delle concessioni interessate dal referendum: se dovesse vincere il ‘no’, Edison ed Eni potrebbero decidere di aprire altri pozzi e andare avanti finché ce n’è o finché lo riterranno conveniente”.

UM per il ‘no’ – “Basta visitare una piattaforma o assistere al processo di perforazione per rendersi conto del livello di rispetto ambientale garantito con le tecnologie sviluppate dalle nostre aziende. Nulla viene scaricato a mare, ma trattato e riportato a terra in discariche specializzate. I sistemi di trattamento delle acque consentono spesso la loro piena potabilità. In California, in seguito al totale sfruttamento dei giacimenti petroliferi, bisognava smantellare le piattaforme. Ed è proprio il movimento ambientalista a chiedere di lasciare lì le piattaforme divenute ormai un tutt’uno con l’ecosistema marino e punto di ripopolazione della fauna”.

È vero che lo stop della produzione di idrocarburi nel nostro Paese richiederebbe un aumento delle importazioni e il maggior traffico di petroliere nei porti italiani?

EG per il ‘sì’ – “Per il gas non si capisce bene di cosa stiamo parlando: quasi tutto quello importato arriva in Italia attraverso 5 metanodotti e solo per il 7% con navi metaniere sotto forma di gas liquefatto. Inoltre, la minore produzione di gas, che è pari ad appena il 3% del fabbisogno nazionale, potrebbe essere compensata puntando su rinnovabili ed efficienza energetica. Si potrebbero recuperare così i 60mila posti di lavoro persi dal 2013 a oggi, dando uno scossone al Pil. Secondo Enel e Confindustria, l’efficientamento energetico potrebbero creare 400mila nuovi posti e un giro d’affari compreso tra i 350 e i 510 miliardi. Quanto all’aumento delle estrazioni di petrolio nazionale è causa di maggior traffico nei porti italiani e di inquinamento”.




UM per il ‘no’ – “La fermata della produzione di gas e petrolio nazionale comporta la piena sostituzione con volumi equivalenti importati dall’estero. Bisognerà pagare in valuta e trasportare gli idrocarburi con petroliere e con gasiere di Lng (ma poi nessuno vuole I rigassificatori!). Storicamente i grandi inquinamenti a mare sono avvenuti nella fase del trasporto. Quindi il cambiamento farà aumentare i rischi. A meno che venga proposta per legge una riduzione dei consumi petroliferi, il che vuol dire ridurre drasticamente i trasporti (aerei, auto, camion, traghetti, navi, moto), limitare le produzioni delle aziende metalmeccaniche e rinunciare a coprire manto stradale e autostradale con gli asfalti di alta qualità prodotti dall’industria italiana”.


Quanto petrolio e quanto gas abbiamo? Le trivelle sono un buon affare?

EG per il ‘si’ – “Le trivelle sono state un buon affare per l’Italia nel periodo del boom economico. Enrico Mattei ebbe intuizioni geniali, ma oggi si proietterebbe verso il futuro. Con le riserve certe di idrocarburi stimate dal Mise potremmo far fronte alla domanda interna di petrolio per appena 7 settimane e di gas per 6 mesi, determinando ricadute negative sul turismo (10% del Pil e 3 milioni di occupati), la pesca (2,5% del Pil e 350mila occupati) e il settore agroalimentare (8,7% del Pil 3,3 milioni di occupati). Royalties a parte, che secondo la Corte dei Conti non sono tasse, il rischio industriale dovrebbe spingerci ad abbandonare progressivamente le fonti fossili.


UM per il ‘no’- “Ad oggi, l’industria petrolifera finanzia le sue attività e si assume tutti i rischi economici della ricerca senza alcun aiuto degli Stati. Paga regolarmente le royalties e le tasse, contribuendo al benessere collettivo. Non è il caso delle rinnovabili, che hanno bisogno di costanti e importanti finanziamenti pubblici, pagati dai cittadini attraverso le bollette dell’elettricità o con la tassazione diretta. Con il livello della ricerca raggiunta ad oggi, sarebbe impossibile sostituire gli idrocarburi con fonti rinnovabili. A meno che si decida di fermare il Paese per qualche decennio. No aerei, no tir, no autovetture. Per circa 30 anni”.



La repubblica

18 marzo 2016

Il 17 aprile si vota sul quesito voluto da Regioni preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Ecco le ragioni dei due schieramenti

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Il 17 aprile si voterà sulle trivelle. Il referendum è stato voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Non propone un alt immediato né generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia.

La domanda che si troverà stampata sulle schede è "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?" Dunque chi vuole - in prospettiva -  eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

I due schieramenti sono rappresentate da comitati. Da una parte c'è il Comitato Vota sì per fermare le trivelle "Il petrolio è scaduto: cambia energia!") a cui hanno aderito oltre 160 associazioni (dall'Arci alla Fiom, da quasi tutte le associazioni ambientaliste a quelle dei consumatori, dal Touring Club all'alleanza cooperative della pesca). Dall'altra un gruppo che si definisce "ottimisti e razionali" e comprende nuclearisti convinti come Gianfranco Borghini (presidente del comitato) e Chicco Testa, il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli, la presidente degli Amici della Terra Rosa Filippini. Ecco, punto per punto, le ragioni dei due schieramenti.

Quanto petrolio è in gioco?

Le ragioni del sì
Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono meno dell'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Se le riserve marine di petrolio venissero usate per coprire l'intero fabbisogno nazionale, durerebbero meno di due mesi.


Le ragioni del no
Secondo i calcoli del Comitato Ottimisti e razionali la produzione italiana di gas e di petrolio - a terra e in mare- copre, rispettivamente, l'11,8% e il 10,3% del nostro fabbisogno. (Visto che questo dato comprende anche le piattaforme che non rischiano la chiusura perché non sono oggetto di referendum, su questo punto le stime dei due schieramenti non si allontanano: l'85% del petrolio italiano viene dai pozzi a terra, non in discussione, e un terzo di quello estratto in mare viene da una piattaforma oltre le 12 miglia, non in discussione).

Qual è l'impatto del petrolio in mare?

Le ragioni del sì.
A preoccupare non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine che provocano un inquinamento di fondo: in mare aperto la densità media del catrame depositato sui nostri fondali raggiunge una densità di 38 milligrammi per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 microgrammi per metro quadrato.

Inoltre il mare italiano accanto alle piattaforme estrattive porta l'impronta del petrolio. Due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. I dati sono stati forniti da Greenpeace e vengono da una fonte ufficiale, il ministero dell'Ambiente: si riferiscono a monitoraggi effettuati da Ispra, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dell'Ambiente, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine.

Le ragioni del no
L'estrazione di gas è sicura. C'è un controllo costante dell'Ispra, dell'Istituto Nazionale di geofisica, di quello di geologia e di quello di oceanografia. C'è il controllo delle Capitanerie di porto, delle Usl e delle Asl nonché quello dell'Istituto superiore di Sanità e dei ministeri competenti. Mai sono stati segnalati incidenti o pericoli di un qualche rilievo. Il gas non danneggia l'ambiente, le piattaforme sono aree di ripopolamento ittico.

I limiti presi a riferimento per le sostanze oggetto di monitoraggio e riportati nel rapporto di Greenpeace non sono limiti di legge applicabili alle attività offshore di produzione del gas metano. Valgono per corpi idrici superficiali (laghi, fiumi, acque di transizione, acque marine costiere distanti 1 miglio dalla costa) e in corpi idrici sotterranei.

Fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Dopo il rilascio della concessione gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae. Per le attività in mare la società petrolifera è tenuta a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas. Dunque: il 90-93% degli idrocarburi estratti può essere portato via e venduto altrove. Inoltre le società petrolifere godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. I posti di lavoro immediatamente a rischio (calo del turismo, diminuzione dell'appeal della bellezza del paese) sono molti di più di quelli che nel corso dei prossimi decenni si perderebbero man mano che scadono le licenze.


Le ragioni del no
L'industria del petrolio e del gas è solida. Il contributo versato alle casse dello Stato è rilevante: 800 milioni di tasse, 400 di royalties e concessioni. Le attività legate all'estrazione danno lavoro diretto a più di 10.000 persone.

Non fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Sì, perché le trivelle mettono a rischio la vera ricchezza del Paese: il turismo, che contribuisce ogni anno a circa il 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro; la pesca, che produce il 2,5% del Pil e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone.

Le ragioni del no
L'attività estrattiva del gas metano non danneggia in alcun modo il turismo e le altre attività. Il 50% del gas viene dalle piattaforme che si trovano nell'alto Adriatico; nessuna delle numerose località balneari e artistiche, a cominciare dalla splendida Ravenna, ha lamentato danni.

Insistere sulle trivelle è compatibile con gli impegni a difesa del clima?

Le ragioni del sì

Alla conferenza sul clima di Parigi 194 Paesi si sono impegnati a mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un taglio radicale e rapido dell'uso dei combustibili fossili. Per mettere il mondo al riparo dalla crescita di disastri meteo come alluvioni, uragani e siccità prolungate, due terzi delle riserve di combustibili fossili dovranno restare sotto terra. In questo quadro investire sul petrolio potrebbe rivelarsi un azzardo economico.

Le ragioni del no
Il futuro sarà delle rinnovabili, ma vanno integrate perché la loro affidabilità è limitata. Sole, acqua e vento non sono elementi che possiamo "gestire" a nostro piacimento.  Non siamo pertanto in grado di prevedere quanta energia elettrica sarà, in un dato periodo, prodotta dal fotovoltaico, dall'eolico o dalle centrali idroelettriche. E quindi, senza i combustibili fossili, non possiamo programmare liberamente i nostri consumi, come siamo abituati e talvolta obbligati a fare.

I referendum servono?

Le ragioni del sì
 "Si deve comunque andare a votare - afferma il presidente della Camera Laura Boldrini - perché il referendum é un esercizio importante di democrazia, tanto più quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi senza filtri. Il mio è un invito al voto. Dopodiché ognuno vota come ritiene più opportuno".

Le ragioni del no
Diciamo agli italiani: "Non andate a votare, non tirate la volata a chi vuole soltanto distruggere".


E quanto costano?

Le ragioni del sì
Il mancato abbinamento alle imminenti elezioni amministrative, deciso per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, ha comportato uno spreco di oltre 360 milioni - l'equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese.


Le ragioni del no
Questo referendum non ha senso e non si doveva fare: è uno spreco di 400 milioni.



venerdì 13 novembre 2015

Le parole chiave che aprono finestre sul mondo della bicicletta.

Qual'è l'immagine del ciclista? Quella dell'ambientalista che vuole salvare il mondo (più a destra per favore)? Quella del Power Ranger che la domenica macina chilometri su telaio in carbonio, con tutina, casco e occhialetti colorati? Quella dei signori anziani o degli stranieri che usano la bici come mezzo di trasporto? Ci sono delle parole chiave per aprire finestre di conoscenza su un mondo di ciclisti urbani che scorrazzano per le strade di grandi città. SONO PAROLE CHIAVE sconosciute a molti giovani che potrebbero far nascere passioni simili a quelle per i "telefoni portatili intelligenti", le "iTavolette".

Cos'è per voi un RED HOOK? Cos'è una ALLEY CAT, il Bicycle Film Festival? La Critical Mass, le ciclofficine? il BIKE POLO???



giovedì 22 ottobre 2015

Voglio una Ruota

Voglio una ruota, il progetto di un film sulla donna ed il suo diritto di pedalare. Non ne ho mai abbastanza.


VOGLIO UNA RUOTA: indiegogo from GAMERA on Vimeo.

BIKE and the City


Milano, 22, 23, 24 ottobre 2015, Sala Azionisti di Edison, in Foro Buonaparte 31 (Milano).
La bicicletta è il futuro delle città. Il tema delle giornate di convegno Bike & the City, ad ingresso libero, a cui parteciperà anche Gil Peñalosa, assessore nella città di Bogotà.
I ministri dei trasporti dei paesi comunitari, hanno sancito ufficialmente la funzione di Mezzo di Trasporto per la Bicicletta. Come auto e pedoni, la bici potrà, ufficialmente, godere di finanziamenti per incentivarne l'uso in sicurezza.

venerdì 18 settembre 2015

7 Storie di viaggio con Cycl(H)ub al Twiggy

7 Storie
Domani sera al Twiggy sette viaggiatori si incontrano per raccontarci sette modi di viaggiare: dalla preparazione della bici alla scelta delle strada. Dalle 18 fino all'aperitivo.

martedì 19 maggio 2015

Inaugurazione Cycl(h)ub


23 maggio 2015. Inaugurazione della ciclofficina Cycl(h)ub di Varese.

lunedì 16 marzo 2015

Aprile 2015 a Varese

Aprile 15 a Varese
Arriva la primavera ed anche le iniziative di Ciclocittà. È proprio arrivato il momento di tirare fuori le bici dai garage e dalle cantine. Le strade si animeranno di centinaia di studenti, bimbi ed escursionisti curiosi.

giovedì 18 dicembre 2014

BiciPark A FIRENZE

Una occhiata a Urbancycling mi fa scoprire sempre cose interessanti sulla cultura della bici urbana. Bicipark non sta per "parco" ma per "parcheggio" (si sarebbe dovuto usare il termine"parking", per farsi capire dai turisti che capitano per Firenze).
Così Santa Maria Novella ha un parcheggio per le bici, come lo hanno le cittadine della Svizzera, dell'Olanda e della Danimarca. Un incentivo formidabile? Interessante scoprire i numeri. Nelle foto pubblicate sono poche le bici che lo abitano. Mi piacerebbe vedere a chi è stata affidata la progettazione e con quali criteri è stata portata avanti.


domenica 23 novembre 2014

Fixed on Fixed

Cosa significa per loro pedalare su una fissa. Un gruppo di ragazze a San Francisco, ognuna con il suo punto di vista e le sue motivazioni.



Fixed On Fixed from Raechel Harding on Vimeo.

martedì 18 novembre 2014

Realizzare una fissa è un gioco da ragazze.

Fissa sarà di moda, ma non si tratta di andare in un negozio, scegliere un modello e fare qualche esperimento su una bici senza freni, sulla quale non puoi smettere di pedalare.  La sua essenza è semplicità di realizzazione e manutenzione e la personalizzazione.
Si tratta di mettere insieme il movimento centrale, il gruppo sterzo, smagliare la catena, tirare i raggi. Poi ci stà anche trovare una guarnitura particolare, dipingere il telaio, scegliere una sella comoda e preziosa. Comunque sia è un lavoro facile e divertente, alla portata di tutti, che piace anche alle ragazze.

 
She Builds from Jon Chew on Vimeo.

venerdì 14 novembre 2014

Bike Sharing, lo avevate dimenticato?

Sul sito del servizio di BikeSharing, Bicincittà, consultando la pianta della città, è possibile dare un voto alle stazioni, verificare la presenza di bici disponibili.
Molte delle stazioni aggiunte hanno un senso e ne danno a tutto il servizio.
Originariamente il lavoro sembrava decisamente fatto a metà, di facciata, con poche stazioni, in luoghi non strategici, senza considerare nessuna rete. Ora c'è un senso fra i punti collegati: stazioni; Università, Ospedale; biblioteca; soprattutto, parcheggi ed autosilo. Questi ultimi potrebbero avere qualche beneficio dalla vicinanza con la stazione di bici, aumentando la loro attrattiva.
Cosa manca al servizio? Suggerirne l'uso al cittadino, con qualche esempio. In modo accattivante e convincente.

mercoledì 12 novembre 2014

Ciclisti Illuminati il 15 novembre 2014, alle 15, in piazza Montegrappa.

CICLOCITTA' organizza il Ciclista illuminato, Ciclisti Illuminati il 15 novembre 2014, alle 15, in piazza Montegrappa. E' l'occasione per prepararsi alla stagione invernale illuminati, andare in giro di notte, appariscenti come Eva Kant, non mimetici come Diabolik!

lunedì 3 novembre 2014

RedHook Criterium, Milano 2014

Questa è una delle gare che fanno parte della ciclocultura contemporanea, come le AlleyCat, il BikePolo, il Campionato dei BikeMessenger.
"La Red Hook Criterium è un campionato di gare cittadine su circuito, è corso da ciclisti di fama mondiale, messenger in bicicletta, e atleti urbani che competono intorno a un percorso breve e tecnico. La bici da pista è obbligatoria e la tipologia di gara richiede ai ciclisti una alta capacita di manovra sulla strada e alti livelli di preparazione fisica."
Personalmente non ho nessuna intenzione di partecipare, mi piacerebbe tanto fare lo spettatore!