venerdì 5 agosto 2016

intermodalità

Commuting with Strida and train.


Le infrastrutture senza i ciclisti sono inutili. Ma siamo sempre di più a salire in treno con la bicicletta, è quindi arrivato il momento di partire con le infrastrutture: strisce pedonali per arrivare in stazione; parcheggi per bici affidabili; vagoni con vano portabagaglio; vagone con rastrelliera per le biciclette per i periodi di traffico. Tanti piccoli accorgimenti farebbero da volano a questo timido inizio di intermodalità.
Metto la mia bici in un angolo, vicino alla porta che resta chiusa, quando trovo libero il posto. Ma quando arrivo ad un binario insolito, si deve aprire la porta e devo spostarla di corsa. È piccola e non mi crea particolari problemi, ma se ci fosse sempre il vano per le valige, non avrei dubbi che sarebbe quello il mio posto!

venerdì 29 luglio 2016

Un esempio

Perché Juliana è nei miei link? Perché è bella, è ciclista, è Napoletana, è Americana, è Greca, è cittadina del mondo, è una potenza. Poi ha anche fatto il giro del mondo in bici, la RAAM, la Trans Am Race…
PaolaSilvia ed Alessandra sono certamente anche loro molto belle, cicliste, ma non sono abbastanza Napoletane… Un po' si.

venerdì 15 luglio 2016

Viaggiare con la Pieghevole sulle Nord

Un passeggero, un po' stizzito, mi ha informato che era vietato viaggiare con la bici, sul treno che stavo per prendere, accompagnato dalla mia pieghevole, e molto spesso prendo.
La mia "non è una bici", ma un "bagaglio a mano" a tutti gli effetti.
La bicicletta paga un biglietto, non si potrebbe portare su tutti i treni. Se viaggia smontata, in un apposita sacca, oppure è una bici pieghevole (anche senza apposita sacca), è, secondo il regolamento di Trenord, un Bagaglio a Mano.
Ormai siamo in tanti a viaggiare sul treno con la bici. In piena estate, senza scuole e con il bel tempo, siamo arrivati ad essere in 4 bici sullo stesso vagone. Circola qualche treno attrezzato ma, la maggior parte sono treni che rendono difficile la convivenza e causano intolleranza.
Se i treni fossero già attrezzati, sarebbero un volano per l'intermodalità.
Quando i treni saranno attrezzati, sarà la soddisfazione di una esigenza dei viaggiatori pendolari che scelgono l'intermodalità.

Manifesto Cycle chic

Copenhagen Bikehaven by Mellbin - Bike Cycle Bicycle - 2012 - 8729
Era il 14 aprile 2008, sono passati otto anni dalla pubblicazione di Mikael Colville-Andersen del

The Cycle Chic Manifesto

1
- I choose to cycle chic and, at every opportunity, I will choose Style over Speed.
Ho scelto di pedalare elegante e, in ogni occasione, sceglierò lo stile alla velocità
2
- I embrace my responsibility to contribute visually to a more aesthetically pleasing urban landscape.
Mi assumo la responsabilità di contribuire visibilmente ad un più piacevole ed estetico panorama urbano.
3
- I am aware that my mere prescence in said urban landscape will inspire others without me being labelled as a 'bicycle activist'.
Sono cosciente che la mia mera presenza nel cosiddetto panorama urbano, ispirerà altri, senza che io sia etichettato come un CicloAttivista.
4
- I will ride with grace, elegance and dignity.
Pedalerò con grazia, eleganza e dignità.
5
- I will choose a bicycle that reflects my personality and style.
Sceglierò la bici che riflette la mia personalità e stile.
6
- I will, however, regard my bicycle as transport and as a mere supplement to my own personal style. Allowing my bike to upstage me is unacceptable.
Io, comunque, considererò la mia bicicletta come mezzo di trasporto ed un mero supplemento al mio stile personale. Permettere alla mia bici di prevalere è inaccettabile.
7
- I will endeavour to ensure that the total value of my clothes always exceeds that of my bicycle.
Mi sforzerò di garantire che il valore totale dei miei vestiti supererà sempre quello della bici.
8
- I will accessorize in accordance with the standards of a bicycle culture and acquire, where possible, a chain guard, kickstand, skirt guard, fenders, bell and basket.
Mi accessorierò in accordo con lo standard della cultura della bicicletta ed acquisirò, dove possibile, un  carter per la catena, un cavalletto, un salva-gonna, i parafango, campanello e cestino.
9
- I will respect the traffic laws.
Rispettero le leggi del traffico (le regole della strada).
10
- I will refrain from wearing and owning any form of 'cycle wear'.
Mi asterrò dall'indossare e possedere ogni forma di abbigliamento ciclistico.

lunedì 27 giugno 2016

martedì 14 giugno 2016

Aggregare le idee.



Inchiostro, lo avevo immaginato come nome per lo studio di stampa e calli-grafica… Ma è un bel nome per il festival di Illustratori, Calligrafi e Stampatori ad Alessandria. Il deus ex macchina è Simple RikRiccardo Guasco, con le sue illustrazioni futuriste ha conquistato gli appassionati di biciclette, pubblicando la guida Rapha di Milano, comparendo su riviste specializzate, realizzando copertine di libri sulle bici e poster di Tweed Ride.
Un esempio di iniziativa, riuscita, per aggregare appassionati, professionisti, curiosi e potenziali cultori, della carta, dell'inchiostro, delle linee.
Lo immagino nella città che mi ospita: nel chiostro (potrebbe essere quello di Voltorre); con gli artisti e tecnici dell'inchiostro; con i poeti della Carovana dei Versi; con i musicisti che si alternano, per fare da sfondo sonoro; con dei cuochi che preparano insalate e cuscus per i visitatori; con lo sketchcrawl degli Urban Sketcher; con la ciclofficina di Cycl(H)ub e Ciclocittà che organizza il giro del lago; con gli illustratori di Varese, Fausto e Chiara ed i loro libri; con i grafici e studi di comunicazione, a dibattere sulla qualità della comunicazione ed Arte Commerciale della città.
Getto questo sassolino, magari ci si unisce per concretizzare.





lunedì 6 giugno 2016

VA'RESE microvalorizzare quello che abbiamo attorno pedalando.

Una guida che mi aiutasse a capire cosa avevo attorno, anche nascosto ed apparentemente insignificante, non l'avevo trovata. Volevo girare, scoprire luoghi, momenti e punti di vista, per poter condividere.
Il progetto  "VA'RESE – microvalorizzazione del quotidiano –" con la sua mole di dati, mostra fotografica, sito internet, pubblicazioni, è una nuova chiave di lettura della città, dell'ambiente naturale e sociale.
La mostra è aperta dal 6 maggio al 31 dicembre,  Spazio Arte UnipolSai con sede in Piazza Montegrappa 12 (orari: 9-12 e 15-17.30 escluso sabato e domenica).

mercoledì 27 aprile 2016

#qualebuonastrada


Le strade di Varese sono, come quelle di molte altre città di tutta Italia: dimenticate; rattoppate; progettate, casualmente, ma comunque per essere usate dalle Automobili.
Inospitali, per le bici come per i pedoni o chi si muove con qualche handicap, sono teatro di incidenti, a volte mortali, spesso causati anche da atteggiamenti scorretti dei ciclisti, degli automobilisti, dei pedoni.

Il codice della strada aspetta di essere modificato.

È per questo motivo che chiediamo:
1) che la legge delega con le modifiche al codice della strada venga discussa e approvata al più presto;

2) che il Governo si impegni a realizzare una campagna di comunicazione su tutti i media per spiegare agli Italiani che l’uso dell’automobile è incompatibile con l’uso del telefono cellulare.

Ci sono riforme che non possono più aspettare perché ogni giorno che passa è una vita persa nell’attesa della Buona Strada.

Nessuno di noi può più aspettare.

Aiutaci e condividi! Usa #qualebuonastrada

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questo post attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag
#qualebuonastrada e, ovviamente, inviandola via mail a:

- Presidente del Consiglio, Matteo Renzi: presidente@pec.governo.it

- Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio: segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

- Presidente del Senato, Pietro Grasso: pietro.grasso@senato.it

- Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini: laura.boldrini@camera.it

venerdì 15 aprile 2016

SI! Prendo posizione sul referendum.

Votate SI al referendum del 17 aprile.

È una Bufala che il referendum è contro le fonti fossili, le trivelle? A parte il quesito tecnico e i risultati pratici, partecipando alla votazione facciamo capire che non siamo proprio superficiali, faciloni, distratti.

Questo è un referendum contro le bugie, le mezze verità ed i governati che, a parole dicono di voler rottamare le fonti fossili e poi danno segnali catastrofici nella direzione opposta.

Una concessione rilasciata e senza scadenza, permette a società private di fare nuove trivellazioni in mare, nell'ambito della stessa concessione.
Per le attività di trivellazione non sono previsti controlli. di conseguenza non ci sono impatti, incidenti, violazioni.

I posti di lavoro in gioco, le royalties, il costo dei referendum, le conseguenze sull'ambiente… quanti pareri discordanti e verità di comodo.

Se voti SI sei Ambientalista? Essere ambientalisti significa non essere razionale, obbiettivo, disponibile al dialogo? Invece gli Anti-Ambientalisti sono diversissimi?


venerdì 1 aprile 2016

REFERENDUM del 17 aprile, Si e NO a confronto

Ho provato a leggere e riporto in questo post, gli articoli che parlano delle ragioni del SI e delle ragioni del NO, per il quesito referendario sulla durata delle concessioni petrolifere, sulle TRIVELLE.
I numeri si possono ricavare in modi diversi, tutti razionali e dimostrabili, tutti veri. Allo stesso tempo non completamente veri, tutti imprecisi, tutti FALSI.
I numeri possono essere scelti, usati come serve. Un uso comunque in buona fede, per il progresso e la razionalità, oppure per l'ambiente.
Potete leggere quanto volete, per farvi informare, persuadere, convince. Scegliere le fonti oppure accontentarvi del primo che capita. Ci sarà sempre un po' di verità, un po' di ragione. Se non volete perdere tempo ad informarvi su un tema di scarsa utilità, oppure nessuno vi convince
Cosa fare?
Ascoltate chi vi sta più simpatico.

Se vi piace Greenpeace, o la Boschi, Legambiente o la Total, probabilmente è inutile cercare di convincervi.


Il Fatto Quotidiano.

30 marzo 2016
Luciana Gaita

Referendum trivelle, la guida: lavoro, inquinamento e politiche energetiche. Fronte del Sì e del No a confronto

Il 17 aprile italiani alle urne per votare sulla durata delle concessioni alle società petrolifere. Enrico Gagliano (promotore della tornata e fondatore del coordinamento No Triv) e Umberto Minopoli (presidente dell’Associazione italiana nucleare) rispondono alle domande de ilfattoquotidiano.it sui temi centrali della consultazione
 
Occupazione, inquinamento, ambiente e politiche energetiche. Ecco i temi su cui ci si deve interrogare prima di votare ‘sì’ o ‘no’ al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile, che per essere valido deve raggiungere il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto. Oggi in Italia non si possono ottenere permessi di ricerca o prospezione né concessioni di coltivazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Eppure in quelle aree off limits alcune società continuano le loro attività. Lo consente il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 2006, sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge di Stabilità (del 28 dicembre scorso) che permette a chi ha già ottenuto una concessione di rinnovarla continuando l’attività ‘per la durata di vita utile del giacimento’. Se prima le concessioni di coltivazione avevano una durata di 30 anni (prorogabile per periodi di 10 e 5 anni) e i permessi di ricerca di 6 anni (anche questi prorogabili), la legge di Stabilità ha decretato che i titoli già rilasciati non abbiano più scadenza.

PERCHE’ LA LEGGE IN VIGORE E’ FAVOREVOLE ALLE SOCIETA’ PETROLIFERE
Un particolare non di poco conto. Perché dismettere un impianto comporta costi altissimi per le società concessionarie, che quindi puntano a estrarre il minimo indispensabile per il maggior arco di tempo possibile. Questo modus operandi, inoltre, ha anche un’altra spiegazione, tutta economica: le franchigie. Le società petrolifere, infatti, non pagano le royalties se producono meno di 20mila tonnellate di petrolio su terra e meno di 50mila in mare. Ma rivendono tutto a prezzo pieno. E se si superano le soglie, ecco che scatta un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata. Morale: il 7% delle royalties viene pagato solo dopo le prime 50mila tonnellate di greggio estratto e neppure per intero. “Sistema comodo per le società, che possono mantenere in vita impianti da cui producono quantità modeste di petrolio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Smantellare costa di più – aggiunge – meglio continuare a produrre anche poco, sotto la soglia della franchigia, senza pagare le royalties”. In Italia, inoltre, sono esentate dal pagamento le produzioni in regime di permesso di ricerca. Ecco perché per chi estrae è fondamentale quella “durata di vita utile del giacimento“.

NUOVE TRIVELLE? SI’, ECCO PERCHE’
Che non scongiura la possibilità di costruire nuovi impianti entro le 12 miglia, specie se previsto nel programma originario delle concessioni già rilasciate. Se il giacimento può essere ancora sfruttato, infatti, le aziende potranno rinnovare gli impianti e aumentare la produzione estrattiva, chiedendo di portare a termine il programma. E potrebbero anche avere bisogno di nuove piattaforme e nuovi pozzi. Quindi nuove trivelle. Sta accadendo in Sicilia, con il progetto della Vega B (è prevista la realizzazione dei primi 4 pozzi, a cui se ne aggiungeranno altri 8), che potrebbe sorgere all’interno della concessione per la Vega A.  Situazione simile a quella di Rospo Mare (di fronte all’Abruzzo) per la quale si parla di altri 4 pozzi.

COSA SI VA A VOTARE: IL QUESITO
Che cosa, quindi, i cittadini italiani potranno cambiare in concreto con il loro voto? Potranno decidere se abrogare (con il ‘sì’) questa parte di norma e far valere, anche per i titoli già rilasciati, il divieto di ‘operare’ entro le 12 miglia dalla costa, facendo cessare le attività in corso in mare. Non immediatamente, ma alla data di scadenza ‘naturale’ della concessione. Anche se ci fossero ancora petrolio o gas da estrarre. Se passa il ‘no’, invece, si va avanti fino all’esaurimento. In Italia sono state rilasciate 35 concessioni per estrazione di idrocarburi (coltivazione) in mare che interessano anche aree entro le 12 miglia dalla costa. Ventisei sono quelle produttive tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi. L’attuale norma salva anche i permessi di ricerca già rilasciati: sono dodici, compreso quello che riguarda Ombrina Mare. Partendo dai nodi attorno a cui si sviluppa il dibattito, ilfattoquotidiano. it ha chiesto le ragioni del ‘sì’ e quelle del ‘no’ rispettivamente a Enrico Gagliano, tra i fondatori del coordinamento nazionale NoTriv e primo promotore del referendum, e a Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione italiana nucleare.


Sulla questione occupazione si sono spaccati anche i sindacati. Per la Cgil della Basilicata lo sfruttamento della Val D’Agri non ha portato benefici, mentre la Cgil nazionale, con il segretario dei chimici Emilio Miceli, sostiene che votare ‘no’ tuteli migliaia di posti di lavoro. Solo nella provincia di Ravenna si parla di 7mila persone impiegate nel settore dell’offshore. L’Italia può permettersi di chiudere gli impianti?

Enrico Gagliano per il ‘sì’ – “La vittoria del ‘sì’ non determinerà alcuna cessazione immediata delle attività offshore, che proseguirebbero fino alla loro scadenza per terminare in un arco di tempo che oscilla da un minimo di 1 anno e 3 mesi a un massimo di 11 anni. Sulla questione disoccupazione si fa terrorismo mediatico: il referendum riguarda concessioni che erogano il 9% del petrolio e il 27% di tutto il gas estratti in Italia; i pozzi di gas hanno superato da anni il picco di produzione e hanno una vita residua media di 5/6 anni, un tempo sufficiente per riqualificare il settore”.

Umberto Minopoli per il ‘no– “L’opportunità offerta dalla scoperta degli idrocarburi in Italia ha consentito la nascita dell’Eni e, intorno a esso, di una miriade di aziende che, partendo dal business nazionale, hanno sviluppato tecnologie d’avanguardia e sono diventate leader nel mondo. Il referendum, imponendo la fermata della produzione di campi a gas già funzionanti in piena sicurezza e in modo redditizio, bloccherebbe il motore che ha finora consentito alle aziende di investire in Italia. Il fenomeno sta già verificandosi a Ravenna e in Adriatico. Il ragionamento dei sindacati lucani è totalmente miope.

Il caso Ravenna è emblematico. Secondo alcuni studiosi gli impianti non danneggiano il turismo, secondo altri in quell’area le estrazioni di acqua e gas dal sottosuolo accelerano il fenomeno della subsidenza costringendo a investimenti per tutelare spiagge e suolo.

EG per il ‘sì’ – “Dove sono finiti quelli che – Prodi in testa – indicavano nella Croazia il modello da seguire? Il nuovo governo croato ha deciso di bloccare i progetti di estrazione in Adriatico per difendere il turismo. Noi, invece, scegliamo le trivelle. L’accelerazione del fenomeno della subsidenza è un dato: secondo l’Arpa dell’Emilia Romagna, in prossimità del giacimento di gas Angela-Angelina le estrazioni hanno prodotto in oltre 20 anni, sui fondali compresi tra i 4 e i 6 metri, abbassamenti superiori a 2 metri. Da Nord a Sud: anche in Calabria, vicino Crotone, Leonardo Seeber, sismologo della Columbia University, ha registrato un nesso tra estrazioni di gas in mare e subsidenza. Su Capo Colonna è stato eretto un muro di silenzio perché in quell’area dello Ionio, molto vicino alla costa, si estrae quasi il 15 per cento di tutto il gas estratto in Italia”.

UM per il ‘no– “Il Turismo a Ravenna è un dato di fatto. I veri problemi ci sono stati al più in passato quando una raffineria e un polo petrolchimico (che importavano petrolio dall’estero) hanno obbligato a trovare un equilibrio complesso. Ma dal settore ricerca e produzione di idrocarburi si sono solo avuti benefici importanti, fino a giungere alla simbiosi fra piattaforme di produzione di gas naturale e la coltivazione di cozze con il ripopolamento della fauna ittica. Sulla subsidenza sono stati effettuati studi approfonditi a altamente scientifici, con la creazione di modelli elaborati da università e centri di ricerca. La subsidenza riguarda tutta la fascia appenninica con un costante spostamento verso Est, che porterà fra un milione di anni alla scomparsa del Mare Adriatico”.

Quali sono le conseguenze sull’ecosistema terra-mare, sull’inquinamento di acqua, sulla tutela della biodiversità e della pesca?

EG per il ‘sì’ – “Le società che estraggono escludono il rischio di incidenti in mare, ma questa possibilità non può essere esclusa. Prendiamo per esempio la concessione di olio ‘Rospo Mare’ di Eni e di Edison (nell’offshore abruzzo-molisano), ad un tiro di schioppo dalle Tremiti e a poche miglia dal parco marino di Punta Penne. Qui, tra il 2005 ed il 2013, si sono verificati due sversamenti: l’ultima volta sono finiti in mare mille litri di idrocarburo. Si è sfiorato un disastro ambientale in l’Adriatico. Rospo Mare è una delle concessioni interessate dal referendum: se dovesse vincere il ‘no’, Edison ed Eni potrebbero decidere di aprire altri pozzi e andare avanti finché ce n’è o finché lo riterranno conveniente”.

UM per il ‘no– “Basta visitare una piattaforma o assistere al processo di perforazione per rendersi conto del livello di rispetto ambientale garantito con le tecnologie sviluppate dalle nostre aziende. Nulla viene scaricato a mare, ma trattato e riportato a terra in discariche specializzate. I sistemi di trattamento delle acque consentono spesso la loro piena potabilità. In California, in seguito al totale sfruttamento dei giacimenti petroliferi, bisognava smantellare le piattaforme. Ed è proprio il movimento ambientalista a chiedere di lasciare lì le piattaforme divenute ormai un tutt’uno con l’ecosistema marino e punto di ripopolazione della fauna”.

È vero che lo stop della produzione di idrocarburi nel nostro Paese richiederebbe un aumento delle importazioni e il maggior traffico di petroliere nei porti italiani?

EG per il ‘sì’ – “Per il gas non si capisce bene di cosa stiamo parlando: quasi tutto quello importato arriva in Italia attraverso 5 metanodotti e solo per il 7% con navi metaniere sotto forma di gas liquefatto. Inoltre, la minore produzione di gas, che è pari ad appena il 3% del fabbisogno nazionale, potrebbe essere compensata puntando su rinnovabili ed efficienza energetica. Si potrebbero recuperare così i 60mila posti di lavoro persi dal 2013 a oggi, dando uno scossone al Pil. Secondo Enel e Confindustria, l’efficientamento energetico potrebbero creare 400mila nuovi posti e un giro d’affari compreso tra i 350 e i 510 miliardi. Quanto all’aumento delle estrazioni di petrolio nazionale è causa di maggior traffico nei porti italiani e di inquinamento”.




UM per il ‘no’ – “La fermata della produzione di gas e petrolio nazionale comporta la piena sostituzione con volumi equivalenti importati dall’estero. Bisognerà pagare in valuta e trasportare gli idrocarburi con petroliere e con gasiere di Lng (ma poi nessuno vuole I rigassificatori!). Storicamente i grandi inquinamenti a mare sono avvenuti nella fase del trasporto. Quindi il cambiamento farà aumentare i rischi. A meno che venga proposta per legge una riduzione dei consumi petroliferi, il che vuol dire ridurre drasticamente i trasporti (aerei, auto, camion, traghetti, navi, moto), limitare le produzioni delle aziende metalmeccaniche e rinunciare a coprire manto stradale e autostradale con gli asfalti di alta qualità prodotti dall’industria italiana”.


Quanto petrolio e quanto gas abbiamo? Le trivelle sono un buon affare?

EG per il ‘si’ – “Le trivelle sono state un buon affare per l’Italia nel periodo del boom economico. Enrico Mattei ebbe intuizioni geniali, ma oggi si proietterebbe verso il futuro. Con le riserve certe di idrocarburi stimate dal Mise potremmo far fronte alla domanda interna di petrolio per appena 7 settimane e di gas per 6 mesi, determinando ricadute negative sul turismo (10% del Pil e 3 milioni di occupati), la pesca (2,5% del Pil e 350mila occupati) e il settore agroalimentare (8,7% del Pil 3,3 milioni di occupati). Royalties a parte, che secondo la Corte dei Conti non sono tasse, il rischio industriale dovrebbe spingerci ad abbandonare progressivamente le fonti fossili.


UM per il ‘no’- “Ad oggi, l’industria petrolifera finanzia le sue attività e si assume tutti i rischi economici della ricerca senza alcun aiuto degli Stati. Paga regolarmente le royalties e le tasse, contribuendo al benessere collettivo. Non è il caso delle rinnovabili, che hanno bisogno di costanti e importanti finanziamenti pubblici, pagati dai cittadini attraverso le bollette dell’elettricità o con la tassazione diretta. Con il livello della ricerca raggiunta ad oggi, sarebbe impossibile sostituire gli idrocarburi con fonti rinnovabili. A meno che si decida di fermare il Paese per qualche decennio. No aerei, no tir, no autovetture. Per circa 30 anni”.



La repubblica

18 marzo 2016

Il 17 aprile si vota sul quesito voluto da Regioni preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Ecco le ragioni dei due schieramenti

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Il 17 aprile si voterà sulle trivelle. Il referendum è stato voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Non propone un alt immediato né generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia.

La domanda che si troverà stampata sulle schede è "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?" Dunque chi vuole - in prospettiva -  eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

I due schieramenti sono rappresentate da comitati. Da una parte c'è il Comitato Vota sì per fermare le trivelle "Il petrolio è scaduto: cambia energia!") a cui hanno aderito oltre 160 associazioni (dall'Arci alla Fiom, da quasi tutte le associazioni ambientaliste a quelle dei consumatori, dal Touring Club all'alleanza cooperative della pesca). Dall'altra un gruppo che si definisce "ottimisti e razionali" e comprende nuclearisti convinti come Gianfranco Borghini (presidente del comitato) e Chicco Testa, il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli, la presidente degli Amici della Terra Rosa Filippini. Ecco, punto per punto, le ragioni dei due schieramenti.

Quanto petrolio è in gioco?

Le ragioni del sì
Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono meno dell'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Se le riserve marine di petrolio venissero usate per coprire l'intero fabbisogno nazionale, durerebbero meno di due mesi.


Le ragioni del no
Secondo i calcoli del Comitato Ottimisti e razionali la produzione italiana di gas e di petrolio - a terra e in mare- copre, rispettivamente, l'11,8% e il 10,3% del nostro fabbisogno. (Visto che questo dato comprende anche le piattaforme che non rischiano la chiusura perché non sono oggetto di referendum, su questo punto le stime dei due schieramenti non si allontanano: l'85% del petrolio italiano viene dai pozzi a terra, non in discussione, e un terzo di quello estratto in mare viene da una piattaforma oltre le 12 miglia, non in discussione).

Qual è l'impatto del petrolio in mare?

Le ragioni del sì.
A preoccupare non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine che provocano un inquinamento di fondo: in mare aperto la densità media del catrame depositato sui nostri fondali raggiunge una densità di 38 milligrammi per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 microgrammi per metro quadrato.

Inoltre il mare italiano accanto alle piattaforme estrattive porta l'impronta del petrolio. Due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. I dati sono stati forniti da Greenpeace e vengono da una fonte ufficiale, il ministero dell'Ambiente: si riferiscono a monitoraggi effettuati da Ispra, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dell'Ambiente, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine.

Le ragioni del no
L'estrazione di gas è sicura. C'è un controllo costante dell'Ispra, dell'Istituto Nazionale di geofisica, di quello di geologia e di quello di oceanografia. C'è il controllo delle Capitanerie di porto, delle Usl e delle Asl nonché quello dell'Istituto superiore di Sanità e dei ministeri competenti. Mai sono stati segnalati incidenti o pericoli di un qualche rilievo. Il gas non danneggia l'ambiente, le piattaforme sono aree di ripopolamento ittico.

I limiti presi a riferimento per le sostanze oggetto di monitoraggio e riportati nel rapporto di Greenpeace non sono limiti di legge applicabili alle attività offshore di produzione del gas metano. Valgono per corpi idrici superficiali (laghi, fiumi, acque di transizione, acque marine costiere distanti 1 miglio dalla costa) e in corpi idrici sotterranei.

Fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Dopo il rilascio della concessione gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae. Per le attività in mare la società petrolifera è tenuta a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas. Dunque: il 90-93% degli idrocarburi estratti può essere portato via e venduto altrove. Inoltre le società petrolifere godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. I posti di lavoro immediatamente a rischio (calo del turismo, diminuzione dell'appeal della bellezza del paese) sono molti di più di quelli che nel corso dei prossimi decenni si perderebbero man mano che scadono le licenze.


Le ragioni del no
L'industria del petrolio e del gas è solida. Il contributo versato alle casse dello Stato è rilevante: 800 milioni di tasse, 400 di royalties e concessioni. Le attività legate all'estrazione danno lavoro diretto a più di 10.000 persone.

Non fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Sì, perché le trivelle mettono a rischio la vera ricchezza del Paese: il turismo, che contribuisce ogni anno a circa il 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro; la pesca, che produce il 2,5% del Pil e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone.

Le ragioni del no
L'attività estrattiva del gas metano non danneggia in alcun modo il turismo e le altre attività. Il 50% del gas viene dalle piattaforme che si trovano nell'alto Adriatico; nessuna delle numerose località balneari e artistiche, a cominciare dalla splendida Ravenna, ha lamentato danni.

Insistere sulle trivelle è compatibile con gli impegni a difesa del clima?

Le ragioni del sì

Alla conferenza sul clima di Parigi 194 Paesi si sono impegnati a mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un taglio radicale e rapido dell'uso dei combustibili fossili. Per mettere il mondo al riparo dalla crescita di disastri meteo come alluvioni, uragani e siccità prolungate, due terzi delle riserve di combustibili fossili dovranno restare sotto terra. In questo quadro investire sul petrolio potrebbe rivelarsi un azzardo economico.

Le ragioni del no
Il futuro sarà delle rinnovabili, ma vanno integrate perché la loro affidabilità è limitata. Sole, acqua e vento non sono elementi che possiamo "gestire" a nostro piacimento.  Non siamo pertanto in grado di prevedere quanta energia elettrica sarà, in un dato periodo, prodotta dal fotovoltaico, dall'eolico o dalle centrali idroelettriche. E quindi, senza i combustibili fossili, non possiamo programmare liberamente i nostri consumi, come siamo abituati e talvolta obbligati a fare.

I referendum servono?

Le ragioni del sì
 "Si deve comunque andare a votare - afferma il presidente della Camera Laura Boldrini - perché il referendum é un esercizio importante di democrazia, tanto più quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi senza filtri. Il mio è un invito al voto. Dopodiché ognuno vota come ritiene più opportuno".

Le ragioni del no
Diciamo agli italiani: "Non andate a votare, non tirate la volata a chi vuole soltanto distruggere".


E quanto costano?

Le ragioni del sì
Il mancato abbinamento alle imminenti elezioni amministrative, deciso per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, ha comportato uno spreco di oltre 360 milioni - l'equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese.


Le ragioni del no
Questo referendum non ha senso e non si doveva fare: è uno spreco di 400 milioni.



giovedì 24 marzo 2016

Democrazia Diretta, il 17 aprile 2016, votare al Referendum.

Che siate informati o meno, siate persuasi o consapevoli, il 17 aprile abbiamo la possibilità di votare al referendum.
Non mi interessa quanto abbiate chiaro il quesito, quanto sia di vostro interesse e quanto vogliate informarvi.
Quello che mi sembra un peccato è che il nostro parere sia già del tutto ininfluente su interessi e politica.
Perché volete che ci si astenga? Con quesiti difficili da interpretare; date scomode; autorevoli pareri; dichiarazioni esplicite?

Ho letto un post di una giovane Geologa,  Michela Costa, diventato virale su FB. Ho provato a leggere, inizialmente mi ha lasciato un po' perplesso, quando poi ho letto queste asserzioni, alla fine, nulla a che vedere con le trivelle, Ho deciso di VOTARE SI
"Quindi mi auguro semplicemente che chi deciderà di votare SI abbia un comportamento ineccepibile dal punto di vista energetico... Insomma, significa essere degli integralisti energetici, avere uno stile di vita molto più che green. Ma quanti, tra quelli che voteranno SI hanno una condotta del genere?" 
Non credo si tratti di essere integralisti ma razionali. Se ti sposti con la famiglia la domenica pomeriggio alle 14, l'automobile è economica e ben utilizzata. Usare la macchina è stupido quando c'è traffico, quando si farebbe prima andando a piedi o con la bici, la mattina, alle 8, quando si muovono tutti e ti sposti 1t di metallo 2000 di cilindrata per fare 5 km in 20 minuti.







venerdì 29 gennaio 2016

Bikesharing 2.0 oppure 2-?

Il bikesharing di Varese, secondo Ciclocittá, era una Ciliegina senza torta. Riferendosi alla scarsità di infrastrutture per rendere la starda più sicura e praticabile anche per i ciclisti.
Il bikesharing rischia di diventare un flop. Le buone intenzioni non bastano. Per far funzionare una iniziativa bisogna fare tutto, non solo una parte, per far vedere.
Difficile iscriversi, avere assistenza, postazioni in posizioni poco ragionate, pubblicitá e promozione scarsa. Sono stati fatti sforzi ma non sufficienti da risultare. Ma dove vai in una Cittá ostile? difficile che i cittadini sfruttino la possibilità pagando il prezzo di un altissimo rischio.
Per esempio, Una delle postazioni è alla stazione della Nord. C'è un modo per attraversare Piazzale Trento in sicurezza?
Gettare la spugna o tentare ancora?
Vediamo cosa ci offriranno improssimi amministratori comunali.

martedì 12 gennaio 2016

Promoting Cycling in Italy with Filippa!

Il suo libro sulla bici è leggero e sorridente come lei. Le sue trasmissioni sulle piste ciclabili in Italia sono cariche di ottimismo e dei lati positivi del pedalare in Italia. Pedalando con Filippa ha una puntata dedicata alla pista del lago di Varese. Bello pensare che le puntate vengano riproposte in altri paesi. Bello pedalare in Olanda, ma quanto più interessante lo può essere in Italia?

La pista intorno al lago quanto la promuoviamo? quanto rende? Come può essere implementata Infrastrutture, segnaletica, servizi, manutenzione, informazione?
La storica Bottega del Romeo, per la riparazione e vendita di bici, si occupa anche di cicloturismo e cultura. Un altro grosso negoziante si è spostato ai margini della pista.
Abbiamo già investito il massimo per ottenere il massimo o ci siamo fermati un passo prima? A ruota, può partire qualche altro percorso da mettere in rete?
Quanto ci vorrà per capire?
Speriamo nelle prossime amministrazioni.



lunedì 23 novembre 2015

Cycle Revolution, a Londra.

Cycle Revolution, dal 18 novembre al 20 giugno al Design Museo di Londra. Se vi trovate nei paraggi fate un giro.

domenica 22 novembre 2015

Tweed ride Saronno

Tweed ride Saronno, 22 move..mbre 2015
Dress code:Graditi pantaloni alla zuava, bretelle, maglie e giacche sulle tonalità marrone e marroncino per gli uomini. Per le donne non crediamo di dover suggerire nulla! Sarete bravissime da sole! Tuttavia se avete ancora dubbi su come vestirvi, se partecipate per la prima volta, se siete semplicemente curiosi visitate l’apposita sezione per degli utili consigli su come avere un dress code impeccabilmente tweed!
Vi aspettiamo per una giornata indimenticabile!!


Tweed Riding Etiquette:
Non pedalare più veloce del tweedy più lento
Pedala in modo cortese e con buone maniere
Segnala quando giri o ti fermi per il beneficio di quelli dietro di te
Rispetta le leggi locali sul traffico
Segnala eventuali rischi e pericoli per il beneficio di quelli dietro di te
Se ci sono bimbi cerca di proteggerli tenendoli sempre riparati




venerdì 13 novembre 2015

Le parole chiave che aprono finestre sul mondo della bicicletta.

Qual'è l'immagine del ciclista? Quella dell'ambientalista che vuole salvare il mondo (più a destra per favore)? Quella del Power Ranger che la domenica macina chilometri su telaio in carbonio, con tutina, casco e occhialetti colorati? Quella dei signori anziani o degli stranieri che usano la bici come mezzo di trasporto? Ci sono delle parole chiave per aprire finestre di conoscenza su un mondo di ciclisti urbani che scorrazzano per le strade di grandi città. SONO PAROLE CHIAVE sconosciute a molti giovani che potrebbero far nascere passioni simili a quelle per i "telefoni portatili intelligenti", le "iTavolette".

Cos'è per voi un RED HOOK? Cos'è una ALLEY CAT, il Bicycle Film Festival? La Critical Mass, le ciclofficine? il BIKE POLO???



domenica 8 novembre 2015

Giorgio Mazzadidante

La storia di Giorgio Mazza di Dante l'avevo sentita dal mio amico Daniele. Il suo semplice sito ha storie starordinarie da raccontare.



martedì 3 novembre 2015

Amsterdam? No. Cesano Maderno.

Lasciare la bici un giorno intero alla stazione lo si fa sempre a malincuore. Che sia una MTB, una fissa, un cancello, siamo tutti affezionati alla nostra cavalcatura, un parcheggio insicuro ci inibisce. Alle stazioni di Varese la sentiamo l'esigenza di qualcosa di più di uno spazio di risulta, qualche rastrelliera ed un cartello.
Ciclocittà ha fatto un sondaggio fra i pendolari, per capire quanto sia sentita l'esigenza di BICIPARK. Permettetemi solo la piccola polemica sul termine anglomaccheronico. Park, in Inglese non significa parcheggio, semmai bikeparking, io preferisco Biciparcheggio.
A me l'idea non dispiace, sarebbe certamente un incentivo. Per l'amministrazione ed i pianificatori l'urgenza è certo tutta l'area, la sua viabilità complicatissima, i PERICOLI di tutte le vie d'accesso alla stazione, groviglio di strade e di percorsi, con rapidi ed intensi flussi di traffico.

Nel post dei miei amici di Ciclocittà c'è la GABBIA di Novate Milanese. Esempio un po' triste.
Senza andare a Copenaghen o Amsertdam, questa è la nuova Velostazione di Cesano Maderno! Un bel progetto per una bella funzione!





mercoledì 28 ottobre 2015

giovedì 22 ottobre 2015

Voglio una Ruota

Voglio una ruota, il progetto di un film sulla donna ed il suo diritto di pedalare. Non ne ho mai abbastanza.


VOGLIO UNA RUOTA: indiegogo from GAMERA on Vimeo.

BIKE and the City


Milano, 22, 23, 24 ottobre 2015, Sala Azionisti di Edison, in Foro Buonaparte 31 (Milano).
La bicicletta è il futuro delle città. Il tema delle giornate di convegno Bike & the City, ad ingresso libero, a cui parteciperà anche Gil Peñalosa, assessore nella città di Bogotà.
I ministri dei trasporti dei paesi comunitari, hanno sancito ufficialmente la funzione di Mezzo di Trasporto per la Bicicletta. Come auto e pedoni, la bici potrà, ufficialmente, godere di finanziamenti per incentivarne l'uso in sicurezza.

lunedì 12 ottobre 2015

venerdì 2 ottobre 2015

Il codice della strada vale per tutti?

Una regola condivisa su come utilizzare la strada c'è, deve essere conosciuta e rispettata, da pedoni, ciclisti e automobilisti. Urbanisti, amministratori pubblici?
Prendo spunto da questo incrocio, di una piccola strada secondaria, Via Butti, vicino all'ippodromo. Ho notato questa situazione dovendo evitare un automobilista che non si è fermato allo stop ed ha protestato rumorosamente. Lui è andato via arrabbiato ed io spaventato. Come avrebbe potuto mai vedere lo stop? Senza segnaletica orizzontale e con il cartello ruotato, nella direzione sbagliata, (forse da un camion che ha preso la curva un po' stretta), chi arriva da via Butti non ha nessuna indicazione su come comportarsi. Né colpa dell'automobilista né del ciclista che entra nella via.
Le strade sono spesso in cattive condizioni, in qualche caso progettate male, realizzate peggio. Chi ha responsabilità nella gestione delle infrastrutture viarie, deve considerare il codice della strada e rispettarlo, nella stessa misura in cui deve farlo il pedone, il ciclista, il motociclista e l'automobilista.
Di viale Agguggiari avevo già parlato, dell'incrocio pericolosissimo, delle piste ciclabili che finiscono nel nulla, della possibile soluzione adottando in Bile Box. Quando arrivo alla zona dell'incrocio con via Montello e viale Ippodromo, mi comporto da pedone. Anche se non scendo dalla bici violando il codice della strada, vado sul marciapiede. Vado piano, spesso non c'è nessun pedone ad usarlo, comunque non sarebbe il posto di una bici. Ma è l'unico modo per uscire incolumi da questo incrocio, pericoloso anche per le auto.
Scendere dalla bici, portare a mano la bici sul marciapiede ed attraversare le strisce pedonali a piedi, mi sembra l'unica soluzione attuabile per correre meno rischi e rispettare le regole.

venerdì 18 settembre 2015

7 Storie di viaggio con Cycl(H)ub al Twiggy

7 Storie
Domani sera al Twiggy sette viaggiatori si incontrano per raccontarci sette modi di viaggiare: dalla preparazione della bici alla scelta delle strada. Dalle 18 fino all'aperitivo.