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martedì 19 settembre 2023

Norme e Leggi

 Quale miglior modo per cominciare la Settimana Europea per la Mobilità sostenibile con la prospettiva di un'aggiornamento del Codice della Strada?

Anacronistici ed improvvidi tagli di fondi per infrastrutture cicloturistiche, inasprimento delle pene per ogni tipo di infrazione e inibizione all'uso del monopattino, uno dei mezzi alternativi all'auto.

Le norme sono strumenti per condividere e diffondere buone pratiche, logiche e razionali, utili e sperimentate. 

Le leggi sono strumenti ormai diventati di propaganda politica distaccate dalla realtà? Irrazionali, addirittura malvagi? Oppure sono dimostrazioni di profonda superficialità e incompetenza che conducono ad obblighi  dannosi?

Una legge fatta male o fatta per fare del male deve essere rispettata? oppure è più logico ignorarla?



Dobbiamo accettare tutto? Ritenere che sia giusto realizzare infrastrutture che privilegino un solo tipo di utenti? Che gli utenti che non si conformano non abbiano diritti?



giovedì 4 maggio 2023

La normativa per la gestione della mobilità

All'ora in cui si va o si esce da scuola o dal lavoro, il traffico è congestionato e le infrastrutture sembrano essere sottodimensionate.  Non bastano le carreggiate, le aree di parcheggio, la velocità si abbassa ed i tempi si allungano. Qual'è la causa? Le infrastrutture? Gli orari coincidenti? Oppure l'auto, il mezzo che abbiamo scelto o che siamo costretti ad usare per spostarci in città?
Ogni bicicletta, auto condivisa, biglietto del bus o del treno è un auto in meno in strada. Meno consumo di idrocarburi, meno produzione di gas di scarico, meno traffico per chi circola, meno tempo, meno costo, parcheggi disponibili.




il Mobility Manager ha la funzione di disincentivare l'uso dell'auto per gli spostamenti da casa verso il luogo di lavoro, indirizzando i viaggiatori verso modalità più sostenibili. Mezzi pubblici, bicicletta, 

Nella normativa europea, Mobility management è il termine inglese per gestire la mobilità, è requisito di legge se sono verificate alcune condizioni indicati dalla normativa vigente applicabile:

DL 19-05-2020, n. 34

Abbassa la soglia per la nomina del Mobility Manager. Obbligo applicabile per le imprese e le pubbliche amministrazioni, con singole unità locali con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti dovranno: 

- Adozione di un Piano Spostamenti Casa-Lavoro dei dipendenti il 31 dicembre di ogni anno. Lo scopo è ridurre l'uso del mezzo di trasporto privato individuale, ma si intende l'automobile.

- Nomina del Mobility Manager. Promuovere la realizzazione di interventi per la riduzione strutturale e permanente dell'impatto ambientale derivante dal traffico veicolare nelle aree urbane e metropolitane, Con interventi di mobilità sostenibile. 

Decreto 12-05-2021

Modalità attuative degli obblighi in materia di mobilità sostenibile, per ridurre strutturalmente e permanentemente l'impatto derivante dal traffico veicolare privato nelle aree metropolitane.

Viene ribadito che le imprese e le pubbliche amministrazioni devono redigere il PSCL

Il decreto fornisce chiarimenti sui seguenti aspetti:

- definizioni di mobility manager aziendale, mobility manager d'area e di PSCL.

- metodo di calcolo del numero di dipendenti per la verifica della soglia di 100 dipendenti.

- contenuti del PSCL ("Linee guida per la redazione e l'implementazione dei piani degli spostamenti casa-lavoro")

- obbligo di trasmissione del PSCL al comune entro 15 giorni dall'adozione

- nomina e compiti del mobility manager aziendale e d'area 

- requisiti del mobility manager: elevata e riconosciuta competenza professionale e/o comprovata esperienza nel settore della mobilità sostenibile, dei trasporti o della tutela dell'ambiente.

Scadenza In fase di prima applicazione, i PSCL devono essere adottati entro 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto stesso, quindi entro il 23 novembre 2021.

Possibilità di nomina di un Mobility Manager e di adozione di un PSCL anche da parte di soggetti non obbligati.


Decreto 16-09-2022

Modifica il Decreto ministeriale 12 maggio 2021:

- I comuni individuano il Mobility Manager d'Area non solo tra il personale in ruolo del Comune, ma anche tra quello di una sua società partecipata o dell'agenzia della mobilità;

- Il Mobility Manager delle pubbliche amministrazioni, che svolge tale attività senza gettoni o compensi, avrà riconosciuto il rimborso delle spese sostenute debitamente documentate e approvate dall'amministrazione;

- Società infragruppo ubicate nella stessa unità locale, la soglia dei 100 dipendenti è calcolata sommando i dipendenti delle diverse società del raggruppamento. 




martedì 13 settembre 2022

Il Viale Aguggiari, alberato, per le biciclette

 Accanto al autotrafficato tratto di viale Aguggiari, quello che costeggia il parco di villa Mylus, sul lato in salita, la ciclabile è separata dalla carreggiata automobilistica da una aiuola con alberi. È un tratto ciclopedonale, abbastanza frequentato dai pedoni che risalgono la strada, un po’ meno dai ciclisti. Il tessuto urbano di Varese è abbastanza disomogeneo. Senza esercizi commerciali, con un veloce e maleducato traffico di mezzi a motore, unisce il centro con quartieri residenziali con pochi servizi.

Fino a qualche giorno fa è stato così…


Ora è diventato così…







domenica 20 febbraio 2022

Ingresso alla città

Per arrivare a Varese dai comuni limitrofi ci sono alcune direttrici principali. Una di queste è Viale Europa, una via percorribile a 70 km/h, probabilmente in virtù delle due corsie, anche se le abitazioni adiacenti non lo concederebbero.

Ma voi lo fareste Viale Europa in bicicletta? Forse il navigatore ve lo consiglierebbe! Forse sarebbe permesso. 



 




In sei minuti percorri Viale Europa



mercoledì 17 novembre 2021

A quell'ora le strade sono così!

Non c'è sempre traffico! Succede solo in alcuni orari. A quell'ora le corsie non bastano, le rotonde non bastano, i semafori sono troppi... ? A quell'ora ci sono troppi marciapiedi, troppe corsie ciclabili, troppe isole di attraversamento, troppi limiti a 30km/h? 

Oppure, a quell'ora ci sono solo troppe macchine?

Le strade devono essere pagate e progettate per quell'orario? Nessuna altro uso della strada deve essere preso in considerazione? 

Come si fa a togliere qualche auto dalla strada? C'è qualcuno che può spostarsi in orari diversi, qualcuno con i mezzi pubblici, qualcun' altro potrebbe andare in bici o motorino. I Mobility Manager delle scuole, delle industrie e degli uffici, coordinati, potrebbero essere decisivi! 

Distribuire questo flusso critico in flussi sostenibili, agevolare le alternative alle auto,  renderebbe le attuali infrastrutture adeguate?



martedì 5 ottobre 2021

2'40" di Viale Europa

Circa 2,7 km di strada a due carreggiate a doppia corsia, percorsi a 60 km/h sono circa 2',40". Naturalmente alla fine ti devi fermare alla rotonda o al semaforo. Trovi forse un po' di coda nelle ore di punta. 


Cosa cambierebbe se la corsia fosse solo una? Più larga, ma una? per condividere un po' dello spazio con altri utenti e farli sentire più sicuri? 


Comunque vada, se le infrastrutture sono pensare senza considerare cosa c'è intorno, sono destinare ad incontrare un ostacolo! Non ci sono rotonde e corsie che tengano, il traffico diventa fluido quando è poco. Dimensionare le infrastrutture per le ore di punta è un costo economico altissimo per un guadagno insignificante!





venerdì 17 settembre 2021

Ciclopolis 2021 e Milano Bike City

 Ciclopolis 2021- Milano bike vision... significa visione della bicicletta a Milano?

Milano e bici. Odio e amore. Cosa frena il cambiamento e come si pongono i candidati sindaci a riguardo? Quali soluzioni propongono i ciclisti? Come misurare i miglioramenti? Per capirlo AssoBici, comparto ciclistico di Confesercenti Milano, e un gruppo di lavoro del Politecnico di Milano presentano Ciclopolis 2021, un progetto di ricerca e confronto con i candidati sindaci. All' interno delle iniziativa "Forum Spazio Aperto", promosso da Legambiente Lombardia.

Location - Cascina Nascosta, (all'interno del Parco Sempione) Via E. Alemagna 14 - MIlano.

Necessaria la prenotazione su Event Brite qui: 



martedì 4 settembre 2018

“La pista ciclabile in via XXV Aprile è una figata pazzesca”

In via XXV Aprile è in costruzione un breve tratto di pista ciclabile, per raggiungere la pista del lago dal centro.
A via XXV aprile, i parcheggi sacrificati per la pista ciclabile, sono circa 60 posti auto, per l'esattezza ce n'erano 54.
Nei paraggi della pista ciclabile in costruzione ci sono 3 parcheggi:
82 posti, via Verdi;
106 posti, Villa Recalcati;
300 posti, via Sempione, in costruzione.


I parcheggi lungo la strada ed in città sono pochi ed incentivano il traffico. Nelle ore di punta, a Varese (ad esempio il sabato), la maggior parte delle auto sono alla ricerca di un parcheggio vicino alla propria destinazione finale.
Il tempo che si perde e si fa perdere agli altri, è spesso maggiore di quello necessario a spostarsi dalle aree di parcheggio (esistente e in costruzione) alla meta.


Non è l'orografia il problema: non lo è per le persone anziane (abituate); non lo è per i giovani (forti); non lo è per chi usa una bici a pedalata assistita; non lo è per le decine di amatori ed atleti che salgono al Sacromonte ed al Montello, con le MTB, le Superleggere.

Spendere solo 1,2 milioni non mi sembra opportuno, se ne dovrebbero dedicare molti di più e sisitemare molte più aree a rischio. Quando percorro le strade in bici con un bimbo la pista ciclabile è un luogo sicuro, dove rifugiarsi dai pericoli del traffico, le poche disponibili non sono in rete, esponendo i fruitori della strada al rischio delle auto (che raramente hanno rispetto delle regole e degli altri).

La pericolosità delle strade, rende Varese poco adatta alla bici e ai pedoni, nella progettazione è sempre stata favorita l'automobile. Impopolare non significa illogico!
Molto dipende da come vengono usate le strade. Tutta via XXV aprile è diventata zona 30. Ci sono le scuole. Ma lo sappiamo, i limiti sono forse suggeriti, non sono un obbligo, se li superiamo si chiude un occhio...

Per il titolo ho colto spunto dalle dichiarazioni su Varesenews, avverse al progetto, di un giovane politico con un bel faccione sorridente, che riporto per le vostre considerazioni.

Però scusatelo, i politici non dicono quello che pensano o quello che è logico, ma dicono quello che "conviene".

"Anzitutto, risulta incomprensibile la scelta di via XXV Aprile invece di altre soluzioni come via Motnte Rosa, via Monastero vecchio o, ancora, viale Sant’Antonio, tre strade alternative che colloegano il centro cittadino con la zona di villa Recalcati. Infatti, lungo il tratto di strada troviamo, nell’ordine, il più importante polo scolastico della città, con la scuola media Dante, il liceo Manzoni, il licmeo Cairoli e l’istituto superiore Daverio. Un’area che vede coinvolti oltre duemila studenti, tra cui alcuni giovani ragazzi che inevitabilmente vengono accompagnati dai genitori, i quali non avranno più a disposizione alcuna area di sosta per far salire o scendere dall’auto i propri figli e, probabilmente, si fermeranno in mezzo alla strada otturando la viabilità (già non ottima) della zona. Proseguendo su via XXV Aprile si trovano una sede di Poste italiane, la Questura e numerosi esercizi commerciali, già a corto di stalli di sosta per i clienti e per il carico/scarico merci, e, poco distanti, altri servizi pubblici come l’Asl e l’Aler. Eliminare circa 60 posti auto per un breve tratto di pista ciclabile sembra, dunque, una follia, oltre che un problema per la sicurezza dell’area delle scuole.

Inoltre, Varese poco si presta a questa tipologia di mobilità alternativa. Morfologicamente la nostra città è ricca di discese e salite che mal si conciliano con l’uso delle biciclette, soprattutto per le persone anziane e specialmente nei mesi invernali, quando le nostre strade divengono spesso ghiacciate rendendo quindi sconsigliabile e molto pericoloso questo tipo di spostamenti. Imitare grandi metropoli come Milano o Amsterdam, totalmente piatte, non ha senso. Bisogna osservare la realtà per quello che è ed accorgersi che Varese non può avere questa vocazione. Meglio puntare, in un’ottica di minor inquinamento, su un Trasporto Pubblico più efficiente ed efficace, che guardi all’elettrico, e su un potenziamento della pedonabilità e ciclabilità nella zona del centro, unica area predisposta a questi tipi di spostamenti. Per far ciò servono investimenti in nuove infrastrutture e nuovi parcheggi attorno al centro, come quello di via Sempione voluto dalla Giunta Fontana.
Non c’è più tempo per operazioni da campagna elettorale, se non vogliamo che Varese rimanga irrimediabilmente in ritardo nel suo sviluppo e venga schiacciata da Milano e dalla Svizzera. Spendere 1,2 milioni di euro (di cui circa 800mila dalla Regione) per quest’opera non sembra opportuno. Bisogna cominciare a fare investimenti mirati e seri che possano garantire maggiore fruibilità e lo sviluppo della nostra città!"

venerdì 18 agosto 2017

Friburgo è decisamente pericolooosa per i ciclisti!

Friburgo è una delle città più "sostenibili ed ecologiche" della Germania, considerata "capitale" della bicicletta.
Ma...
Non c'è il bike sharing!
Ha "solo" 500 km di piste ciclabili (Monaco circa 1300 km)!
Le rotaie del tram ovunque!

Frieburgtur

Ci sono anche i Bächle, "pericolosissimi" ruscelletti urbani ai lati delle strade, agguati per i pedoni ed i ciclisti!

Freiburg bicycles

Però...
Il bike sharing non c'è perchè tutti hanno una bicicletta (ce ne sono più delle macchine).

Freiburg bicycles

Volendo la si può affittare.

Freiburg bicycles

Non mancano parcheggi, per soste momentanee,

Freiburg bicycles Freiburg bicycles

Per sose lunghe, in luoghi più controllati, anche alla stazione delle ferrovie, oppure sotterraneo, sotto la biblioteca della università,

Freiburg bicycles

Freiburg bicycles

I caratteristici canaletti, i Bächle, possono essere usati anche per parcheggiare comodamente, specie per le bici senza cavalletto.

Freiburg bicycles

Molte strade sono in "Zone 30 km/h", tutti sono rispettosi gli uni con gli altri, pedoni, ciclisti, automobilisti. La città si può però raggiungere con diverse piste ciclabili,

Radnetz FR1 Radnetz FR2

Che appartengono ad una rete regionale Radnetz.

Radnetz FR1 Radnetz FR1

Gute Fahrt!

lunedì 19 settembre 2016

20 settembre 16, Ricognizione in bici, Politiche della mobilità.

Qualche considerazione prima della Ricognizione in bicicletta, con Sindaco ed Assessori.
La settimana passata c'è stato l'ennesimo incidente in strada, vittima una giovane ragazza, investita davanti ai suoi genitori. L'automobilista è scappato, certamente per paura, vigliaccheria.
La strada perfetta non esiste. Un compromesso fra l'uso che ne possono fare pedoni e biciclette e le esigenze del traffico automobilistico. Le regole da seguire e considerare nella realizzazione delle infrastrutture sono tante, nemmeno scontate. Spesso le si rispetta, ma non si ottiene sempre un risultato utile ed efficace.
Prendo uno snodo che faccio tutte le mattine.


Per arrivare alla Stazione Nord i progettisti avranno forse risolto il problema del traffico pedonale con i percorsi in verde e le strisce pedonali realizzate.
Come centinaia di studenti e pendolari, attraverso la strada più diretta, specialmente se devo prendere il treno, seguendo il percorso rosso. anche quando sono in bicicletta, Non saprei nemmeno che percorso seguire in bici, faccio prima a diventare pedone. Le auto sfrecciano, in entrambe le direzioni, anche se poi devono fermarsi ai semafori o in coda, tutto sembra dare la precedenza al traffico automobilistico!


Anche se non ci sono, se non si possono realizzare per qualche validissimo ragionamento tecnico burocratico, in questa zona mi piacerebbe ci fossero due brevi tratti di strisce pedonali. Magari qualche inibitore di velocità, un limite, oppure un bell'autovelox, delle strisce sonore o qualche altra diavoleria.


domenica 11 settembre 2016

Settimana europea della mobilità 2016, 16/22 settembre, Varese

Gli eventi, a Varese, per la settimana europea della mobilitá, presi dalla pagina ufficiale su facebook
  
Una settimana piena di eventi per incontrarci, conoscersi, confrontarsi sul come vivere e muovere la nostra città!
Comune di Varese, assessorato Ambiente, Sport e Benesse promuove la settimana europea della mobilità

VENERDì 16

CITTÀ IN MOVIMENTO
>INFOPOINT Ciclocittà Varese in piazza Montegrappa
>in giro per la città: azioni di riappropriazione goliardica dello spazio pubblico per pubblicizzare l'evento


SABATO 17 / 11:00-21:00 / piazza Repubblica
CHI MUOVE LA CITTA'?
partecipazione e attivazione dal basso a Varese

>PIC NIC APERTO 12:30-14:30
>INCONTRI 14:30-16:30
-LUCA VANDINI (Bologna, PHD @ Polimi). Urban Makers. Storie di ri-facimento urbano (14:30)
-ASSOCIAZIONE TUMBTUMB (Milano). Super: Il festival delle periferie a Milano , un percorso lento per raccontare il bello della periferia (15:00)
-MATTEO CANDIANI (architetto, Milano/Varese). Progetto Pedalo piano: cicloturismo lento per tutti (15:30)
-CESVOV. Innovazione sociale a Varese (16:00)
>OPEN CALL 16:30-21:00
-associazioni varesine raccontano cosa stanno e cosa hanno fatto a Varese rispondendo alla domanda: Chi muove la città?
contattateci per far parte dei relatori
per ora hanno confermato
VA'rese -microvalorizzazione del quotidiano-, Cyclhub, Libera Varese, FIAB ciclocittà, WG Art, Legambiente, Karakorum Teatro, Parkour Varese, ecc...
>WORKSHOP (DIY)
-legatoria a cura di Giorgia Bianchi, dalle ore 16:30
-ciclolezioni a cura di Cicli Rotula, dalle ore 16:30
-fatti la tovaglia, dalle ore 11 alle 1230
>PROIEZIONE CYKELSTIER, Elisa Pesca, 2013 20:00
Piccolo video documentario sul traffico ciclistico di Copenhagen.
>CICLOFFICINA APERTA
>MICROARCHITETTURE E MICROGIARDINI di VA'rese -microvalorizzazione del quotidiano- e Radici
>INFOPOINT FIAB e CESVOV


DOMENICA 18 / 11:00-21:00 / piazza Repubblica

MUOVIAMO LA CITTA
test di movimentazione dal basso della città

>TWIGGY BRUNCH FOR CYCLIST
>PROVA BICI (Gravity Bike Lab, Andrea Agazzini) dimostrazione esposizione bicicletta elettrica e pedalata assistita e bultaco
>dimostrazione handbike P.zza Repubblica
>affitto tandem gratuito
>PEDALATA STREET ART ore 15:30 (Ciclocittà Varese, WG Art, Cyclhub, faigiovani, VA'rese -microvalorizzazione del quotidiano-) + FESTA al castello di Masnago
wgart ci acompagnerà per l'arte figurativa varesina corso europa stadio ecc
>SKATE CONTEST
>INFOPOINT FIAB e CESVOV
>NEVERWASRADIO (interviste, diretta on air) NeverWas Radio
>MICROARCHITETTURE E MICROGIARDINI di Radici e VA'rese -microvalorizzazione del quotidiano-


LUNEDI 19 / 1830-21:00 / piazza Repubblica

>INCONTRI: VIAGGI E PELLEGRINAGGI
>CICLOFFICINA APERTA
>INFOPOINT FIAB


MARTEDI 20 / 1830-21:00 / piazza Repubblica

>INCONTRI: POLITICHE DI MOBILITA
cicloraduno nazionale fiab a Varese, ciclo-ricognizione con il sindaco Galimberti , ciclabili a Varese, progetto Equostop
>CICLOFFICINA APERTA
>INFOPOINT FIAB


MERCOLEDì 21 / 1830-21:00 / piazza Repubblica

>INCONTRI: VIAGGI ESTREMI
>CICLOFFICINA APERTA
>INFOPOINT FIAB
+ EVENTO SPECIALE "IL CIELO"


GIOVEDI 22 / 1830-21:00 / piazza Repubblica

>CONCLUSIONI
>PROF DIPAK PANT: camminabilità/ walkability index
>DINO DE SIMONE: progetto Varese cammina
>CICLOFFICINA APERTA
>INFOPOINT FIAB


+tutti i giorni
BIKE SHARING gratuito tutto il giorno tutti i giorni. Informazioni e iscrizioni presso IAT e Comune Varese

+Funicolare gratis Sabato e Domenica
Ulteriore iniziativa all'interno della settimana della mobilità europea per la città di Varese, sarà l'utilizzo gratuito della funicolare di #SacroMonte che dalla prima Cappella porta in cima al Borgo Santa Maria del Monte ,dando modo di riscoprire le bellezze del nostro territorio riconosciute dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità.

E' inoltre possibile caricare gratuitamente la bicicletta sulla funicolare, in modo da poter godere anche dei sentieri de Campo De' i Fiori.

La collaborazione con AVT è il primo passo per incrementare anche una forma di turismo sportivo-amatoriale che andrà ad aumentare incrementando una serie di servizi nel corso del 2017, regalando un'aria sempre più internazionale alla nostra provincia.

+tutti i giorni in piazza Repubblica
INSTALLAZIONE URBANA "IL CIELO" di Raffaele Corti architetto, paesaggista ed artista varesino.
Piccole sculture in terra cruda di esseri umani sdraiati sul pavimento di piazza Repubblica in contemplazione della volta celeste.

venerdì 5 agosto 2016

intermodalità

Commuting with Strida and train.


Le infrastrutture senza i ciclisti sono inutili. Ma siamo sempre di più a salire in treno con la bicicletta, è quindi arrivato il momento di partire con le infrastrutture: strisce pedonali per arrivare in stazione; parcheggi per bici affidabili; vagoni con vano portabagaglio; vagone con rastrelliera per le biciclette per i periodi di traffico. Tanti piccoli accorgimenti farebbero da volano a questo timido inizio di intermodalità.
Metto la mia bici in un angolo, vicino alla porta che resta chiusa, quando trovo libero il posto. Ma quando arrivo ad un binario insolito, si deve aprire la porta e devo spostarla di corsa. È piccola e non mi crea particolari problemi, ma se ci fosse sempre il vano per le valige, non avrei dubbi che sarebbe quello il mio posto!

venerdì 15 luglio 2016

Viaggiare con la Pieghevole sulle Nord

Un passeggero, un po' stizzito, mi ha informato che era vietato viaggiare con la bici, sul treno che stavo per prendere, accompagnato dalla mia pieghevole, e molto spesso prendo.
La mia "non è una bici", ma un "bagaglio a mano" a tutti gli effetti.
La bicicletta paga un biglietto, non si potrebbe portare su tutti i treni. Se viaggia smontata, in un apposita sacca, oppure è una bici pieghevole (anche senza apposita sacca), è, secondo il regolamento di Trenord, un Bagaglio a Mano.
Ormai siamo in tanti a viaggiare sul treno con la bici. In piena estate, senza scuole e con il bel tempo, siamo arrivati ad essere in 4 bici sullo stesso vagone. Circola qualche treno attrezzato ma, la maggior parte sono treni che rendono difficile la convivenza e causano intolleranza.
Se i treni fossero già attrezzati, sarebbero un volano per l'intermodalità.
Quando i treni saranno attrezzati, sarà la soddisfazione di una esigenza dei viaggiatori pendolari che scelgono l'intermodalità.

venerdì 15 aprile 2016

SI! Prendo posizione sul referendum.

Votate SI al referendum del 17 aprile.

È una Bufala che il referendum è contro le fonti fossili, le trivelle? A parte il quesito tecnico e i risultati pratici, partecipando alla votazione facciamo capire che non siamo proprio superficiali, faciloni, distratti.

Questo è un referendum contro le bugie, le mezze verità ed i governati che, a parole dicono di voler rottamare le fonti fossili e poi danno segnali catastrofici nella direzione opposta.

Una concessione rilasciata e senza scadenza, permette a società private di fare nuove trivellazioni in mare, nell'ambito della stessa concessione.
Per le attività di trivellazione non sono previsti controlli. di conseguenza non ci sono impatti, incidenti, violazioni.

I posti di lavoro in gioco, le royalties, il costo dei referendum, le conseguenze sull'ambiente… quanti pareri discordanti e verità di comodo.

Se voti SI sei Ambientalista? Essere ambientalisti significa non essere razionale, obbiettivo, disponibile al dialogo? Invece gli Anti-Ambientalisti sono diversissimi?


venerdì 1 aprile 2016

REFERENDUM del 17 aprile, Si e NO a confronto

Ho provato a leggere e riporto in questo post, gli articoli che parlano delle ragioni del SI e delle ragioni del NO, per il quesito referendario sulla durata delle concessioni petrolifere, sulle TRIVELLE.
I numeri si possono ricavare in modi diversi, tutti razionali e dimostrabili, tutti veri. Allo stesso tempo non completamente veri, tutti imprecisi, tutti FALSI.
I numeri possono essere scelti, usati come serve. Un uso comunque in buona fede, per il progresso e la razionalità, oppure per l'ambiente.
Potete leggere quanto volete, per farvi informare, persuadere, convince. Scegliere le fonti oppure accontentarvi del primo che capita. Ci sarà sempre un po' di verità, un po' di ragione. Se non volete perdere tempo ad informarvi su un tema di scarsa utilità, oppure nessuno vi convince
Cosa fare?
Ascoltate chi vi sta più simpatico.

Se vi piace Greenpeace, o la Boschi, Legambiente o la Total, probabilmente è inutile cercare di convincervi.


Il Fatto Quotidiano.

30 marzo 2016
Luciana Gaita

Referendum trivelle, la guida: lavoro, inquinamento e politiche energetiche. Fronte del Sì e del No a confronto

Il 17 aprile italiani alle urne per votare sulla durata delle concessioni alle società petrolifere. Enrico Gagliano (promotore della tornata e fondatore del coordinamento No Triv) e Umberto Minopoli (presidente dell’Associazione italiana nucleare) rispondono alle domande de ilfattoquotidiano.it sui temi centrali della consultazione
 
Occupazione, inquinamento, ambiente e politiche energetiche. Ecco i temi su cui ci si deve interrogare prima di votare ‘sì’ o ‘no’ al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile, che per essere valido deve raggiungere il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto. Oggi in Italia non si possono ottenere permessi di ricerca o prospezione né concessioni di coltivazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa. Eppure in quelle aree off limits alcune società continuano le loro attività. Lo consente il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 152 del 2006, sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge di Stabilità (del 28 dicembre scorso) che permette a chi ha già ottenuto una concessione di rinnovarla continuando l’attività ‘per la durata di vita utile del giacimento’. Se prima le concessioni di coltivazione avevano una durata di 30 anni (prorogabile per periodi di 10 e 5 anni) e i permessi di ricerca di 6 anni (anche questi prorogabili), la legge di Stabilità ha decretato che i titoli già rilasciati non abbiano più scadenza.

PERCHE’ LA LEGGE IN VIGORE E’ FAVOREVOLE ALLE SOCIETA’ PETROLIFERE
Un particolare non di poco conto. Perché dismettere un impianto comporta costi altissimi per le società concessionarie, che quindi puntano a estrarre il minimo indispensabile per il maggior arco di tempo possibile. Questo modus operandi, inoltre, ha anche un’altra spiegazione, tutta economica: le franchigie. Le società petrolifere, infatti, non pagano le royalties se producono meno di 20mila tonnellate di petrolio su terra e meno di 50mila in mare. Ma rivendono tutto a prezzo pieno. E se si superano le soglie, ecco che scatta un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata. Morale: il 7% delle royalties viene pagato solo dopo le prime 50mila tonnellate di greggio estratto e neppure per intero. “Sistema comodo per le società, che possono mantenere in vita impianti da cui producono quantità modeste di petrolio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Smantellare costa di più – aggiunge – meglio continuare a produrre anche poco, sotto la soglia della franchigia, senza pagare le royalties”. In Italia, inoltre, sono esentate dal pagamento le produzioni in regime di permesso di ricerca. Ecco perché per chi estrae è fondamentale quella “durata di vita utile del giacimento“.

NUOVE TRIVELLE? SI’, ECCO PERCHE’
Che non scongiura la possibilità di costruire nuovi impianti entro le 12 miglia, specie se previsto nel programma originario delle concessioni già rilasciate. Se il giacimento può essere ancora sfruttato, infatti, le aziende potranno rinnovare gli impianti e aumentare la produzione estrattiva, chiedendo di portare a termine il programma. E potrebbero anche avere bisogno di nuove piattaforme e nuovi pozzi. Quindi nuove trivelle. Sta accadendo in Sicilia, con il progetto della Vega B (è prevista la realizzazione dei primi 4 pozzi, a cui se ne aggiungeranno altri 8), che potrebbe sorgere all’interno della concessione per la Vega A.  Situazione simile a quella di Rospo Mare (di fronte all’Abruzzo) per la quale si parla di altri 4 pozzi.

COSA SI VA A VOTARE: IL QUESITO
Che cosa, quindi, i cittadini italiani potranno cambiare in concreto con il loro voto? Potranno decidere se abrogare (con il ‘sì’) questa parte di norma e far valere, anche per i titoli già rilasciati, il divieto di ‘operare’ entro le 12 miglia dalla costa, facendo cessare le attività in corso in mare. Non immediatamente, ma alla data di scadenza ‘naturale’ della concessione. Anche se ci fossero ancora petrolio o gas da estrarre. Se passa il ‘no’, invece, si va avanti fino all’esaurimento. In Italia sono state rilasciate 35 concessioni per estrazione di idrocarburi (coltivazione) in mare che interessano anche aree entro le 12 miglia dalla costa. Ventisei sono quelle produttive tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi. L’attuale norma salva anche i permessi di ricerca già rilasciati: sono dodici, compreso quello che riguarda Ombrina Mare. Partendo dai nodi attorno a cui si sviluppa il dibattito, ilfattoquotidiano. it ha chiesto le ragioni del ‘sì’ e quelle del ‘no’ rispettivamente a Enrico Gagliano, tra i fondatori del coordinamento nazionale NoTriv e primo promotore del referendum, e a Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione italiana nucleare.


Sulla questione occupazione si sono spaccati anche i sindacati. Per la Cgil della Basilicata lo sfruttamento della Val D’Agri non ha portato benefici, mentre la Cgil nazionale, con il segretario dei chimici Emilio Miceli, sostiene che votare ‘no’ tuteli migliaia di posti di lavoro. Solo nella provincia di Ravenna si parla di 7mila persone impiegate nel settore dell’offshore. L’Italia può permettersi di chiudere gli impianti?

Enrico Gagliano per il ‘sì’ – “La vittoria del ‘sì’ non determinerà alcuna cessazione immediata delle attività offshore, che proseguirebbero fino alla loro scadenza per terminare in un arco di tempo che oscilla da un minimo di 1 anno e 3 mesi a un massimo di 11 anni. Sulla questione disoccupazione si fa terrorismo mediatico: il referendum riguarda concessioni che erogano il 9% del petrolio e il 27% di tutto il gas estratti in Italia; i pozzi di gas hanno superato da anni il picco di produzione e hanno una vita residua media di 5/6 anni, un tempo sufficiente per riqualificare il settore”.

Umberto Minopoli per il ‘no’ – “L’opportunità offerta dalla scoperta degli idrocarburi in Italia ha consentito la nascita dell’Eni e, intorno a esso, di una miriade di aziende che, partendo dal business nazionale, hanno sviluppato tecnologie d’avanguardia e sono diventate leader nel mondo. Il referendum, imponendo la fermata della produzione di campi a gas già funzionanti in piena sicurezza e in modo redditizio, bloccherebbe il motore che ha finora consentito alle aziende di investire in Italia. Il fenomeno sta già verificandosi a Ravenna e in Adriatico. Il ragionamento dei sindacati lucani è totalmente miope.

Il caso Ravenna è emblematico. Secondo alcuni studiosi gli impianti non danneggiano il turismo, secondo altri in quell’area le estrazioni di acqua e gas dal sottosuolo accelerano il fenomeno della subsidenza costringendo a investimenti per tutelare spiagge e suolo.

EG per il ‘sì’ – “Dove sono finiti quelli che – Prodi in testa – indicavano nella Croazia il modello da seguire? Il nuovo governo croato ha deciso di bloccare i progetti di estrazione in Adriatico per difendere il turismo. Noi, invece, scegliamo le trivelle. L’accelerazione del fenomeno della subsidenza è un dato: secondo l’Arpa dell’Emilia Romagna, in prossimità del giacimento di gas Angela-Angelina le estrazioni hanno prodotto in oltre 20 anni, sui fondali compresi tra i 4 e i 6 metri, abbassamenti superiori a 2 metri. Da Nord a Sud: anche in Calabria, vicino Crotone, Leonardo Seeber, sismologo della Columbia University, ha registrato un nesso tra estrazioni di gas in mare e subsidenza. Su Capo Colonna è stato eretto un muro di silenzio perché in quell’area dello Ionio, molto vicino alla costa, si estrae quasi il 15 per cento di tutto il gas estratto in Italia”.

UM per il ‘no’ – “Il Turismo a Ravenna è un dato di fatto. I veri problemi ci sono stati al più in passato quando una raffineria e un polo petrolchimico (che importavano petrolio dall’estero) hanno obbligato a trovare un equilibrio complesso. Ma dal settore ricerca e produzione di idrocarburi si sono solo avuti benefici importanti, fino a giungere alla simbiosi fra piattaforme di produzione di gas naturale e la coltivazione di cozze con il ripopolamento della fauna ittica. Sulla subsidenza sono stati effettuati studi approfonditi a altamente scientifici, con la creazione di modelli elaborati da università e centri di ricerca. La subsidenza riguarda tutta la fascia appenninica con un costante spostamento verso Est, che porterà fra un milione di anni alla scomparsa del Mare Adriatico”.

Quali sono le conseguenze sull’ecosistema terra-mare, sull’inquinamento di acqua, sulla tutela della biodiversità e della pesca?

EG per il ‘sì’ – “Le società che estraggono escludono il rischio di incidenti in mare, ma questa possibilità non può essere esclusa. Prendiamo per esempio la concessione di olio ‘Rospo Mare’ di Eni e di Edison (nell’offshore abruzzo-molisano), ad un tiro di schioppo dalle Tremiti e a poche miglia dal parco marino di Punta Penne. Qui, tra il 2005 ed il 2013, si sono verificati due sversamenti: l’ultima volta sono finiti in mare mille litri di idrocarburo. Si è sfiorato un disastro ambientale in l’Adriatico. Rospo Mare è una delle concessioni interessate dal referendum: se dovesse vincere il ‘no’, Edison ed Eni potrebbero decidere di aprire altri pozzi e andare avanti finché ce n’è o finché lo riterranno conveniente”.

UM per il ‘no’ – “Basta visitare una piattaforma o assistere al processo di perforazione per rendersi conto del livello di rispetto ambientale garantito con le tecnologie sviluppate dalle nostre aziende. Nulla viene scaricato a mare, ma trattato e riportato a terra in discariche specializzate. I sistemi di trattamento delle acque consentono spesso la loro piena potabilità. In California, in seguito al totale sfruttamento dei giacimenti petroliferi, bisognava smantellare le piattaforme. Ed è proprio il movimento ambientalista a chiedere di lasciare lì le piattaforme divenute ormai un tutt’uno con l’ecosistema marino e punto di ripopolazione della fauna”.

È vero che lo stop della produzione di idrocarburi nel nostro Paese richiederebbe un aumento delle importazioni e il maggior traffico di petroliere nei porti italiani?

EG per il ‘sì’ – “Per il gas non si capisce bene di cosa stiamo parlando: quasi tutto quello importato arriva in Italia attraverso 5 metanodotti e solo per il 7% con navi metaniere sotto forma di gas liquefatto. Inoltre, la minore produzione di gas, che è pari ad appena il 3% del fabbisogno nazionale, potrebbe essere compensata puntando su rinnovabili ed efficienza energetica. Si potrebbero recuperare così i 60mila posti di lavoro persi dal 2013 a oggi, dando uno scossone al Pil. Secondo Enel e Confindustria, l’efficientamento energetico potrebbero creare 400mila nuovi posti e un giro d’affari compreso tra i 350 e i 510 miliardi. Quanto all’aumento delle estrazioni di petrolio nazionale è causa di maggior traffico nei porti italiani e di inquinamento”.




UM per il ‘no’ – “La fermata della produzione di gas e petrolio nazionale comporta la piena sostituzione con volumi equivalenti importati dall’estero. Bisognerà pagare in valuta e trasportare gli idrocarburi con petroliere e con gasiere di Lng (ma poi nessuno vuole I rigassificatori!). Storicamente i grandi inquinamenti a mare sono avvenuti nella fase del trasporto. Quindi il cambiamento farà aumentare i rischi. A meno che venga proposta per legge una riduzione dei consumi petroliferi, il che vuol dire ridurre drasticamente i trasporti (aerei, auto, camion, traghetti, navi, moto), limitare le produzioni delle aziende metalmeccaniche e rinunciare a coprire manto stradale e autostradale con gli asfalti di alta qualità prodotti dall’industria italiana”.


Quanto petrolio e quanto gas abbiamo? Le trivelle sono un buon affare?

EG per il ‘si’ – “Le trivelle sono state un buon affare per l’Italia nel periodo del boom economico. Enrico Mattei ebbe intuizioni geniali, ma oggi si proietterebbe verso il futuro. Con le riserve certe di idrocarburi stimate dal Mise potremmo far fronte alla domanda interna di petrolio per appena 7 settimane e di gas per 6 mesi, determinando ricadute negative sul turismo (10% del Pil e 3 milioni di occupati), la pesca (2,5% del Pil e 350mila occupati) e il settore agroalimentare (8,7% del Pil 3,3 milioni di occupati). Royalties a parte, che secondo la Corte dei Conti non sono tasse, il rischio industriale dovrebbe spingerci ad abbandonare progressivamente le fonti fossili.


UM per il ‘no’- “Ad oggi, l’industria petrolifera finanzia le sue attività e si assume tutti i rischi economici della ricerca senza alcun aiuto degli Stati. Paga regolarmente le royalties e le tasse, contribuendo al benessere collettivo. Non è il caso delle rinnovabili, che hanno bisogno di costanti e importanti finanziamenti pubblici, pagati dai cittadini attraverso le bollette dell’elettricità o con la tassazione diretta. Con il livello della ricerca raggiunta ad oggi, sarebbe impossibile sostituire gli idrocarburi con fonti rinnovabili. A meno che si decida di fermare il Paese per qualche decennio. No aerei, no tir, no autovetture. Per circa 30 anni”.



La repubblica

18 marzo 2016

Il 17 aprile si vota sul quesito voluto da Regioni preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Ecco le ragioni dei due schieramenti

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Il 17 aprile si voterà sulle trivelle. Il referendum è stato voluto da 9 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi. Non propone un alt immediato né generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Come è accaduto per altri referendum, il quesito appare di portata limitata ma il significato della consultazione popolare è più ampio: in gioco ci sono il rapporto tra energia e territorio, il ruolo dei combustibili fossili, il futuro del referendum come strumento di democrazia.

La domanda che si troverà stampata sulle schede è "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?" Dunque chi vuole - in prospettiva -  eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

I due schieramenti sono rappresentate da comitati. Da una parte c'è il Comitato Vota sì per fermare le trivelle "Il petrolio è scaduto: cambia energia!") a cui hanno aderito oltre 160 associazioni (dall'Arci alla Fiom, da quasi tutte le associazioni ambientaliste a quelle dei consumatori, dal Touring Club all'alleanza cooperative della pesca). Dall'altra un gruppo che si definisce "ottimisti e razionali" e comprende nuclearisti convinti come Gianfranco Borghini (presidente del comitato) e Chicco Testa, il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli, la presidente degli Amici della Terra Rosa Filippini. Ecco, punto per punto, le ragioni dei due schieramenti.

Quanto petrolio è in gioco?

Le ragioni del sì
Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono meno dell'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Se le riserve marine di petrolio venissero usate per coprire l'intero fabbisogno nazionale, durerebbero meno di due mesi.


Le ragioni del no
Secondo i calcoli del Comitato Ottimisti e razionali la produzione italiana di gas e di petrolio - a terra e in mare- copre, rispettivamente, l'11,8% e il 10,3% del nostro fabbisogno. (Visto che questo dato comprende anche le piattaforme che non rischiano la chiusura perché non sono oggetto di referendum, su questo punto le stime dei due schieramenti non si allontanano: l'85% del petrolio italiano viene dai pozzi a terra, non in discussione, e un terzo di quello estratto in mare viene da una piattaforma oltre le 12 miglia, non in discussione).

Qual è l'impatto del petrolio in mare?

Le ragioni del sì.
A preoccupare non sono solo gli incidenti ma anche le operazioni di routine che provocano un inquinamento di fondo: in mare aperto la densità media del catrame depositato sui nostri fondali raggiunge una densità di 38 milligrammi per metro quadrato: tre volte superiore a quella del Mar dei Sargassi, che è al secondo posto di questa classifica negativa con 10 microgrammi per metro quadrato.

Inoltre il mare italiano accanto alle piattaforme estrattive porta l'impronta del petrolio. Due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. I dati sono stati forniti da Greenpeace e vengono da una fonte ufficiale, il ministero dell'Ambiente: si riferiscono a monitoraggi effettuati da Ispra, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dell'Ambiente, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine.

Le ragioni del no
L'estrazione di gas è sicura. C'è un controllo costante dell'Ispra, dell'Istituto Nazionale di geofisica, di quello di geologia e di quello di oceanografia. C'è il controllo delle Capitanerie di porto, delle Usl e delle Asl nonché quello dell'Istituto superiore di Sanità e dei ministeri competenti. Mai sono stati segnalati incidenti o pericoli di un qualche rilievo. Il gas non danneggia l'ambiente, le piattaforme sono aree di ripopolamento ittico.

I limiti presi a riferimento per le sostanze oggetto di monitoraggio e riportati nel rapporto di Greenpeace non sono limiti di legge applicabili alle attività offshore di produzione del gas metano. Valgono per corpi idrici superficiali (laghi, fiumi, acque di transizione, acque marine costiere distanti 1 miglio dalla costa) e in corpi idrici sotterranei.

Fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Dopo il rilascio della concessione gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae. Per le attività in mare la società petrolifera è tenuta a versare alle casse dello Stato il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas. Dunque: il 90-93% degli idrocarburi estratti può essere portato via e venduto altrove. Inoltre le società petrolifere godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. I posti di lavoro immediatamente a rischio (calo del turismo, diminuzione dell'appeal della bellezza del paese) sono molti di più di quelli che nel corso dei prossimi decenni si perderebbero man mano che scadono le licenze.


Le ragioni del no
L'industria del petrolio e del gas è solida. Il contributo versato alle casse dello Stato è rilevante: 800 milioni di tasse, 400 di royalties e concessioni. Le attività legate all'estrazione danno lavoro diretto a più di 10.000 persone.

Non fermando le trivelle perdiamo una risorsa preziosa?

Le ragioni del sì
Sì, perché le trivelle mettono a rischio la vera ricchezza del Paese: il turismo, che contribuisce ogni anno a circa il 10% del Pil nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di 160 miliardi di euro; la pesca, che produce il 2,5% del Pil e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone.

Le ragioni del no
L'attività estrattiva del gas metano non danneggia in alcun modo il turismo e le altre attività. Il 50% del gas viene dalle piattaforme che si trovano nell'alto Adriatico; nessuna delle numerose località balneari e artistiche, a cominciare dalla splendida Ravenna, ha lamentato danni.

Insistere sulle trivelle è compatibile con gli impegni a difesa del clima?

Le ragioni del sì

Alla conferenza sul clima di Parigi 194 Paesi si sono impegnati a mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un taglio radicale e rapido dell'uso dei combustibili fossili. Per mettere il mondo al riparo dalla crescita di disastri meteo come alluvioni, uragani e siccità prolungate, due terzi delle riserve di combustibili fossili dovranno restare sotto terra. In questo quadro investire sul petrolio potrebbe rivelarsi un azzardo economico.

Le ragioni del no
Il futuro sarà delle rinnovabili, ma vanno integrate perché la loro affidabilità è limitata. Sole, acqua e vento non sono elementi che possiamo "gestire" a nostro piacimento.  Non siamo pertanto in grado di prevedere quanta energia elettrica sarà, in un dato periodo, prodotta dal fotovoltaico, dall'eolico o dalle centrali idroelettriche. E quindi, senza i combustibili fossili, non possiamo programmare liberamente i nostri consumi, come siamo abituati e talvolta obbligati a fare.

I referendum servono?

Le ragioni del sì
 "Si deve comunque andare a votare - afferma il presidente della Camera Laura Boldrini - perché il referendum é un esercizio importante di democrazia, tanto più quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi senza filtri. Il mio è un invito al voto. Dopodiché ognuno vota come ritiene più opportuno".

Le ragioni del no
Diciamo agli italiani: "Non andate a votare, non tirate la volata a chi vuole soltanto distruggere".


E quanto costano?

Le ragioni del sì
Il mancato abbinamento alle imminenti elezioni amministrative, deciso per rendere più difficile il raggiungimento del quorum, ha comportato uno spreco di oltre 360 milioni - l'equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese.


Le ragioni del no
Questo referendum non ha senso e non si doveva fare: è uno spreco di 400 milioni.



giovedì 24 marzo 2016

Democrazia Diretta, il 17 aprile 2016, votare al Referendum.

Che siate informati o meno, siate persuasi o consapevoli, il 17 aprile abbiamo la possibilità di votare al referendum.
Non mi interessa quanto abbiate chiaro il quesito, quanto sia di vostro interesse e quanto vogliate informarvi.
Quello che mi sembra un peccato è che il nostro parere sia già del tutto ininfluente su interessi e politica.
Perché volete che ci si astenga? Con quesiti difficili da interpretare; date scomode; autorevoli pareri; dichiarazioni esplicite?

Ho letto un post di una giovane Geologa,  Michela Costa, diventato virale su FB. Ho provato a leggere, inizialmente mi ha lasciato un po' perplesso, quando poi ho letto queste asserzioni, alla fine, nulla a che vedere con le trivelle, Ho deciso di VOTARE SI
"Quindi mi auguro semplicemente che chi deciderà di votare SI abbia un comportamento ineccepibile dal punto di vista energetico... Insomma, significa essere degli integralisti energetici, avere uno stile di vita molto più che green. Ma quanti, tra quelli che voteranno SI hanno una condotta del genere?" 
Non credo si tratti di essere integralisti ma razionali. Se ti sposti con la famiglia la domenica pomeriggio alle 14, l'automobile è economica e ben utilizzata. Usare la macchina è stupido quando c'è traffico, quando si farebbe prima andando a piedi o con la bici, la mattina, alle 8, quando si muovono tutti e ti sposti 1t di metallo 2000 di cilindrata per fare 5 km in 20 minuti.







giovedì 22 ottobre 2015

BIKE and the City


Milano, 22, 23, 24 ottobre 2015, Sala Azionisti di Edison, in Foro Buonaparte 31 (Milano).
La bicicletta è il futuro delle città. Il tema delle giornate di convegno Bike & the City, ad ingresso libero, a cui parteciperà anche Gil Peñalosa, assessore nella città di Bogotà.
I ministri dei trasporti dei paesi comunitari, hanno sancito ufficialmente la funzione di Mezzo di Trasporto per la Bicicletta. Come auto e pedoni, la bici potrà, ufficialmente, godere di finanziamenti per incentivarne l'uso in sicurezza.

lunedì 18 maggio 2015

Io, in questa foto, ci vedo il Velodromo Luigi Ganna.


Passandoci sopra mi sono accorto che Varese ha un velodromo. Perché io ci vedo questo.
Nei siti internet di notizie sportive è stato riaperto nel 2013, chiuso nel 2014.
Nel sito del comune è aperto.
Visto l'interesse rinato per la bici, una struttura così potrebbe essere uno stimolo ulteriore all'uso della bici, specialmente per tutti i fissati dell'ultima ora, che vanno in giro su "bici da Pista" senza sapere il significato delle righe.
Milano ha il suo Vigorelli, Varese il suo Luigi Ganna.

Dal sito internet della regione
Pagina del sito del comune dedicata al Velodromo

DESCRIZIONE DEL SERVIZIO
Velodromo "Luigi Ganna" presso Stadio "Franco Ossola", via Bolchini.
Aperto da aprile a settembre nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
TEMPI
L'accesso è immediato previo rilascio dei permessi richiesti dal Comitato Organizzatore Pista (telefono 02/9626180).
COSTI
Il referente è il Comitato Organizzatore Pista che si fa carico dell'acquisto dei pemessi di ingresso.
I costi variano da 160,00 Euro annui fino a 1.200,00 Euro annui da suddividere per il numero di atleti e in base ai mesi di utilizzo.
Le gare federali diurne costano 80,00 Euro mentre quelle in notturna costano 150,00 Euro.

mercoledì 31 dicembre 2014

Anno nuovo, Associarsi alla FIAB



La prima voce che appare nella lista dei perché associarsi alla FIAB è l'assicurazione e l'assistenza legale.
La FIAB è la federazione che lavora attivamente per ridurre la necessità di questa assicurazione, cercando di cambiare lo stato delle cose, cioè a pericolosità delle strade italiane.
Tesserarsi serve per far continuare questo lavoro e per tutelarsi quando si decide di
#PEDALAREOGNIGIORNO


lunedì 9 giugno 2014

Mani fest iamo

Il 14 giungo a Roma, i ciclisti urbani scendono in strada. VeloLove, un gioco di parole che mi è sempre piacito, in Europanto, Francese ed Inglese insieme. Una manifestazione, una festa, un pretesto per spingere i cittadini ad inforcare la bici per fare un po' di tutto: Promuovere aree 30; vestire in Tweed; gareggiare in pieghevole o fissa; sfidarsi a BikePolo.
Tutti gli ingredienti alla moda, da proporre ad una manifestazione per la promozione della bici, possibile anche a Varese, mettendo insieme le nostre forze.

#VeloLove è la festa dei ciclisti urbani, il più poliedrico incontro di biciclettari metropolitani. Un evento da guardare e da vivere alla portata di tutti che, Il 14 giugno a Roma, offre l’opportunità di scegliere tra diversi stili di mobilità: si può pedalare con #salvaiciclisti e #mobilitànuova per città 30 e lode, passeggiare con l’eleganza d’antan della tweed ride, assaporare prodotti tipici con la Magnalonga, segnare un gol a bike polo con cavalli meccanici, correre con le pieghevoli o le fixed. Niente scuse. Chi ha una bici non può mancare. Scopri di più